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    Inchiesta “Mauser” – Inflitte dure condanne per i Cacciola di Rosarno

    Condanne pesantissime per i Cacciola di Rosarno. Ieri il gup, Karin Catalano, ha condannato tutti gli imputati dello stralcio abbreviato dell’inchiesta “Mauser”. Nello specifico il gup, accogliendo l’impostazione accusatoria del pm antimafia Luca Miceli, ha inflitto 18 anni di carcere a Giovanbattista Cacciola e a Girolama Curmace, 14 anni a Mercurio Curmace mentre 9 anni e 4 mesi di detenzione sono stati comminati a Francesco Cacciola. È di nove anni la pena inflitta a Carmelo De Maria mentre otto anni di carcere ciascuno, sono stati comminati a Concetta Cinquegrani, Raffaele Gallo e Giuseppe Cacciola; questi ultimi due imputati sono stati condannati anche al pagamento di una multa di 50 mila euro. L’inchiesta “Mauser” , portata a compimento nel luglio del 2014, ha disarticolato una presunta associazione dedita al narcotraffico nonché ha svelato la presunta riduzione in schiavitù della testimone di giustizia Giuseppina Multari, anche se le persone accusate di tale  reato hanno scelto di essere processate in ordinario e attualmente il loro processo è in corso dinnanzi la Corte d’Assise di Palmi. Secondo le indagini dei Carabinieri, coordinati dal pm Alessandra Cerreti- adesso in forza alla Dda di Milano- il traffico di droga era quasi “artigianale”, gestito tutto all’interno della famiglia Cacciola, ma ugualmente in grado di far arrivare mensilmente a Rosarno 15- 20 chili di cocaina al mese. Gli investigatori scopriranno tutto grazie alle rivelazioni della testimone di giustizia Giuseppina Multari, vedova di Antonio Cacciola, segregata in casa dal clan dopo il suicidio del marito. Tra le carte dell’inchiesta emerge un ruolo di primissimo piano di Giovanbattista Cacciola che sarebbe il ”regista” del traffico. Lo stupefacente viaggiava sull’asse Germania-Rosarno grazie anche alla presunta finta reti di corrieri e distributori che dalla Piana di Gioia Tauro dava vita all’organizzazione. A Rosarno infatti, si trovava – come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare- il «luogo di ideazione, destinazione e catalizzazione dello stupefacente proveniente dal nord Europa per la successiva distribuzione – in quanto ivi opera Cacciola Giovanbattista, costantemente in contatto con Curmace Girolama, la quale mantiene i contatti con il fornitore olandese Biart Marc Feren Claude (coinvolto nell’inchiesta, ma non giudicato in abbreviato ndr)». Le rotte su cui si muoveva il traffico erano semplici. La droga veniva prelevata in Olanda e trasportata a Rosarno attraverso la Germania, dove la Curmace e la sua famiglia – parte della quale lì stabilmente risiede – gestiscono una nota pizzeria. Da lì, la Curmace insieme al fratello Mercurio -attraverso autovetture, appositamente prese a noleggio per evitare eventuali microspie – trasportavano presumibilmente la droga in Calabria. Un altro filone dell’inchiesta poi ha riguardato la presunta riduzione in schiavitù di Giusy Multari. Il 14 luglio dello scorso anno  il gup ha rinviato a giudizio, Domenico Cacciola, classe 1954, attualmente scomparso a seguito di un presunto caso di “lupara bianca”, e poi Gregorio Cacciola, classe 1980, Maria Cacciola, Vincenzo Cacciola, Teresa D’agostino e Jessica Oppedisano. Secondo i pm antimafia gli indagati avrebbero ridotto in schiavitù la donna  impedendole di uscire liberamente dalla propria casa d inoltre l’avrebbero minacciata di morte e le avrebbero addossato persino la responsabilità del suicidio del marito. Dopo anni Giusy Multari è riuscita a spezzare le catene dell’oppressione e della sopraffazione e adesso vive in una località protetta con i suoi tre bambini. Angela Panzera.