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    Sole 24 Ore, la Calabria delle ultime e le colpe degli amministratori

    Tra le città calabresi, nella classifica sulla Qualità della vita pubblicata dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, Crotone è la migliore di tutte e si piazza all’ 89° posto seguita da Cosenza al 98° posto, mentre il capoluogo Catanzaro è solo alla 100^ posizione, seguita da Vibo Valentia al 109° e infine da Reggio Calabria all’ultimo, il 110°.  Tutte in discesa le città calabresi rispetto all’anno precedente. Tranne Cosenza che rimane nella stessa  posizione. Le altre registrano una perdita di posizione che va dalle 4  di Reggio alle 12 di Vibo Valentia, passando per le 10 di Catanzaro. Non sta messa meglio Messina che, al 104° posto,  scende anche di 10 posizioni. Se però si guarda la classifica dal punto di vista dell’ordine pubblico i piazzamenti migliorano e di molto, con Crotone al 3 posto come città italiana più sicura, mentre Cosenza ottiene un buon 21′ posto, Vibo Valentia è al 26′ posto mentre Catanzaro e poco più giù al 30′ posto. Reggio Calabria infine, occupa la 52′ posizione. Nella parte bassa si trova la maggiore concentrazione di città del Mezzogiorno, e questo dovrebbe far riflettere certamente gli amministratori locali del Sud, ma soprattutto il Governo centrale che non può più rimandare i tanto declamati interventi per il rilancio di queste aree. Sempre sul Sole 24 Ore di oggi, infatti, è stato pubblicata anche una riflessione a firma di Carlo Carboni, che osserva: “Se l’opinione pubblica guarda con curiosità ai risultati dell’ormai classica indagine sulla Qualità della vita del Sole 24 ore, gli amministratori locali la temono, perché in molti casi hanno la coda di paglia come la volpe nella favola di Esopo. E a ragione.  La disuguaglianza tra Nord e Sud si propone a vari livelli. Il tasso d’occupazione, a esempio, è quasi doppio a Bolzano rispetto a Reggio Calabria e quello di Milano è il 70% più alto di Napoli. L’indice Gini, che misura le disuguaglianze di reddito, è circa il 15% più elevato al Sud che al Nord. In Lombardia, dove è simile ai valori francesi, è il 30% in meno che in Campania (simile a quello bulgaro) e il 25% che in Sicilia (sui valori rumeni). Tutto ciò ha dolorose implicazioni come il senso di deprivazione relativa dei meridionali o la forte sofferenza delle classi medie al Sud, più che al Nord. Le famiglie in povertà relativa (il 50% in Calabria) sono il triplo al Sud rispetto al Nord. Al Mezzogiorno non rimane che il primato di un basso tasso di vecchiaia: ma anche di questo non può godere a causa della devastante disoccupazione giovanile”. Infine Carboni conclude: “È vero che da anni manca una politica nazionale per il Sud, ma è altrettanto certo che le élite meridionali non hanno saputo sfruttare l’autonomia concessa per impostare politiche di sviluppo locale”.

    Marina Malara