di Clara Varano – Un vero e proprio colpo al “portafogli” della cosca Tripodi. Una confisca dal valore di 40 milioni di euro che ha portato a sequestrare aziende, terreni, immobili non solo in Calabria, ma a Roma e a Milano. L’ennesima prova che le mani della ‘ndrangheta arrivano ovunque e non hanno confini per i loro biechi interessi. E propri lì, nei loro interessi più importanti, il cuore della criminalità, i patrimoni la Dda di Catanzaro ha deciso di colpire ripetutamente.
Perché se tocchi i soldi allora dai fastidio e se dai fastidio hai fatto il tuo sporco lavoro di inquirente. Il tribunale ha decretato con sentenza l’esistenza di questa cosca vibonese: i Tripodi, che hanno puntato sulle attività impreditoriale. Estorsioni, controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici. Questo hanno svelato il Procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, e il sostituto Pierpaolo Bruni. Un giro di affari da capogiro, come quelli cui siamo abituati quando si parla di ‘ndrangheta.
Con l’infiltrazione, attraverso società direttamente riconducibili ad alcuni esponenti della cosca od intestate a prestanome, gli esponenti della cosca si erano aggiudicati lavori pubblici lungo la costa vibonese, nel Lazio e nella Lombardia.
Agli esponenti della cosca viene contestato anche il reato di usura in danno di alcuni imprenditori ed estorsioni in ad operatori economici, attraverso l’imposizione del pagamento di fatture per prestazioni mai eseguite. Dalle indagini e’ emerso anche il tentativo di acquisire appalti pubblici nel Lazio.
Le indagini della Dda di Catanzaro hanno portato nel maggio 2013 al fermo di 20 esponenti della cosca (operazione “Libra”).
Nel febbraio 2015 il tribunale di Catanzaro ha condannato alcuni esponenti della cosca, cosi’ riconosciuta per la prima volta in sede giudiziaria; nel luglio 2015 e’ stato arrestato il latitante Salvatore Tripodi, trovato dai carabinieri a Zambrone insieme a due fiancheggiatori.
“Tutto quello che è frutto di attività illecite deve essere sequestrato per far capire alle cosche che non serve accumulare beni dalle attività illecite perché ogni cosa finisce nelle nostre mani”. È quanto ha dichiarato il procuratore vicario di Catanzaro Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa sui beni confiscati alla cosca Tripodi di Vibo Valentia oggi da guardia di finanza e carabinieri.
“La confisca di oggi – ha sottolineato il procuratore – è l’epilogo di una procedura iniziata tempo fa e ci dà il segno di una continuità dell’attività della Procura che aggredisce le cosche sotto il profilo penale e patrimoniale contemporaneamente”.
La confisca ha riguardato beni del valore di circa 37 milioni di euro. “Cifre rilevanti – ha aggiunto Bombardieri – che riguardano cespiti immobiliari di aziende dislocate su tutto il territorio italiano. Sono state sequestrate grosse attività economiche che prevalentemente erano intestate a prestanome. È un’operazione che colpisce in pieno una cosca che ha fatto dell’imprenditoria la propria attività operativa”.





