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    Moro: ricostruito agguato in 3D, svelati movimenti killer

    Commissione Moro, novità su Br-ndrangheta. Arma sporca usata nell’agguato di Via Fani

    di Clara Varano – Affaire Moro e ‘ndrangheta. Un legame che si è sempre sussurrato e che ora torna prepotentemente a riempire le pagine di cronaca. Non è una novità la recente nomina dei membri di una nuova commissione parlamentare che sta analizzando tutti i faldoni, tutte le “verità” che riguardano Aldo Moro, il suo rapimento, avvenuto il 16 Marzo del 1978 in via Fani a Roma, e la sua uccisione. Non è nemmeno una novità, a dire il vero, che si inserisca, come parte in causa, in quelle pagine di storia, tragica, ma pur sempre storia italiana, la ‘ndrangheta.
    Nella relazione della prima Commissione Moro, che risale al 1979, e che consta di ben 130 volumi e due tomi di indici, esiste un paragrafo intitolato “I contatti dell’onorevole Cazora” che, per la prima volta, chiama in causa il ruolo della ‘ndrangheta nell’affaire Moro.
    Benito Cazora è un parlamentare della Repubblica all’epoca dei fatti di Moro e si dà certamente da fare come altri per arrivare ad una risoluzione del caso liberando il presidente della Dc Aldo Moro. Entra in contatto con ambienti calabresi che lo portano in via Gradoli a Roma, covo del brigatista Mario Moretti, viene intercettato al telefono con Sereno Freato, segretario particolare di Aldo Moro, mentre in una conversazione parla di alcune fotografie che ritrarrebbero un calabrese “che non doveva essere lì” tra i “nove” che hanno preso parte all’agguato nel corso del quale fu trucidata la scorta di Moro. Sono i giorni immediatamente successivi al rapimento, ancora non si sa quanti terroristi presero parte all’azione brigatista e loro già sanno che c’erano nove persone, mentre sempre le BR hanno negato la presenza di estranei.

    Un filo quasi invisibile che dal ’78 ad oggi, passando anche per un buon numero di inchieste giornalistiche, ha legato la morte di Aldo Moro alla criminalità organizzata calabrese ed ora, con la nuova commissione, potrebbero esserci ulteriori rivelazioni dirompenti sui rapporti operativi tra le Br e la ‘ndrangheta.

    Le novità emergono dalla relazione che fa il punto sul lavoro finora svolto. a fornire nuovi spunti la collaborazione avviata con le Procure di Milano, Brescia e Reggio Calabria.
    Diversi indizi sono stati raccolti sia in merito alla notizia, circolata in ambienti ‘ndranghetisti, dell’esistenza di un’arma “sporca” impiegata a via Fani, sia in ordine all’ipotizzato interessamento (dapprima sollecitato, poi scoraggiato) della criminalità organizzata per favorire il rinvenimento del luogo di prigionia di Aldo Moro. Gli accertamenti in corso e i relativi esiti parziali sono tutt’ora coperti da segreto.
    In questa fase, si può riferire soltanto che – in relazione all’ipotesi che appartenenti a organizzazioni criminali siano stati ritratti in talune delle fotografie scattate il 16 marzo 1978 tra la folla presente in via Fani – la Commissione ha disposto l’acquisizione di tutto il materiale fotografico ripreso in quell’occasione dalle principali testate giornalistiche ed agenzie di stampa.

    Tra queste fotografie probabilmente non risulteranno quelle scattate al numero 109 di Via Fani, da uno spettatore casuale (secondo le ricostruzioni giornalistiche si tratta di Gherardo Nucci). Di quelle foto, consegnate quasi subito alla magistratura dalla moglie, una giornalista dell’agenzia Asca, infatti, non si saprà più nulla.

    Ci sono poi le rivelazioni di Raffaele Cutolo, fondatore e leader della Nuova Camorra Organizzata, ‘o professore – ascoltato in carcere da alcuni collaboratori della Commissione – che ha riferito di aver appreso durante la sua detenzione da un boss della ‘ndrangheta di contatti intercorsi, con riferimento al sequestro Moro, tra le Brigate Rosse e ambienti ‘ndranghetisti in relazione al reperimento di armi. La Commissione ha accertato che nel carcere in cui all’epoca si trovava Cutolo vi era un solo detenuto appartenente alla malavita organizzata calabrese, il cui nome era compatibile con quello riferito dalla stesso Cutolo.