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Centro comuniatrio Agape: diritti negati, ricettari e sanità

14 Dicembre 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Il presidente del centro comunitario Agape, Mario Nasone, denuncia nel territorio reggino la scandalosa mancanza di ricettari per la prescrizione di farmaci ed esami,con i medici che sono costretti a negare di fatto ai cittadini il diritto alle prestazioni previste dal servizio sanitario nazionale. Chi si trova in questi giorni a passare dagli ambulatori dei medici di base è costretto ad assistere a scene umilianti. Persone, soprattutto anziani, che presentano anche  patologie gravi come tumori e leucemia che vengono rimandati a fine gennaio per avere  i farmaci di cui hanno bisogno spesso salva vita o gli esami urgenti a cui devono  sottoporsi. Per chi ha necessità  e non ha possibilità economiche di acquistarli direttamente in farmacia, dice Nasone,  il consiglio che viene dato è quello di recarsi al pronto  soccorso o alla guardia medica. Ma perché non ci sono i ricettari? I medici di base spiegano che dal 2016 dovrebbe essere introdotta anche in Calabria la ricetta elettronica. Benissimo viene da dire, anche la nostra regione diventa moderna e si informatizza. Peccato che tutti gli adempimenti e le strumentazioni necessarie per questa innovazione non sono stati attivati  e quindi non si è pronti a fare questo passaggio. Nel frattempo  la programmazione (?) regionale in vista di questo cambiamento non ha previsto di fare stampare i ricettari per cui si sono esaurite le scorte ed i medici ne sono rimasti senza e per il resto dell’anno continueranno ad esserne privi. Forse a fine Gennaio si potrà avere una nuova assegnazione.  Il buon senso, spiega Nasone,  dovrebbe portare a intervenire su questa emergenza, magari consentendo l’utilizzo dei ricettari bianchi da parte dei medici ma nonostante questa situazione dura da mesi nulla è stato disposto per risolvere il problema che va registrato come ennesimo caso di malasanità,un disservizio che ancora una volta sono i più poveri a pagare. Qualche cittadino reggino  ha aggiunto, “se fosse aperto il centro Ace di Pellaro qualche esame potevamo farlo, ma anche questo ci è stato negato” Una situazione assurda, conclude Nasone,  che rappresenta un classico della disastrosa situazione della sanità calabrese dove le parole programmazione,tutela dei diritti e servizi essenziali non fanno da tempo parte del vocabolario dei nostri dirigenti politici e amministrativi.

 

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