di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Quattro donne e un uomo, cinque sguardi differenti, cinque modi di rivolgersi alla vita e interpretarla attraverso il ballo e la musica. Le più suggestive atmosfere flamenche alternate da ritmiche conturbanti a melodie suggestive e indimenticabili avvolgono il teatro “Cilea”. Ieri sera, inserita nella stagione artistica “Alziamo il sipario” promossa dall’assessorato alla cultura del Comune grazie all’associazione Ama Calabria, la compagnia “Flamenco Lunares” diretta da Carmen Meloni ha portato sul palco per quasi due ore, tango, rumba, “Alegria” con numeri di danza, canto e musica flamenca. Sensualità, leggerezza, eleganza sono gli ingredienti di uno spettacolo che ha messo in evidenza la perfetta tecnica della compagnia nata nel 1998 sotto la direzione artistica della coreografa Carmen Meloni. Professionisti di altissimo livello trascinano i pochi spettatori presenti nelle atmosfere uniche del flamenco raccontando con i loro corpi, la tradizione spagnola per eccellenza. Una tradizione che viaggia sulle note scandite dalla potente voce di Josè Luis Salguero che, insieme a Marco Perona alla chitarra, Monica Tenev al violino e Gabriele Gagliarini alle percussioni, costruisce uno spettacolo scandito dai colori degli abiti con cui le interpreti hanno potuto esprimere tante diverse sensualità legate alla danza portata in scena. Diversi generi musicali si fondono in un impetuoso alternarsi di suoni e ritmi andalusi spingendo colui che guarda in quello stile sensuale di Siviglia o in quello conturbante di Jerez de la Frontera sino alla fusione dei due nel più moderno stile madrileno. L’interpretazione della Meloni, direttrice della compagnia, emerge sulle altre non solo per gli spazi di assolo a lei dedicati, ma per il fatto di sprigionare la passione del flamenco fin dallo sguardo, esprimendo l’atteggiamento della donna che sa dominare con il proprio corpo. Come tradizione, immancabile il nero e il rosso delle frange delle lunghe gonne e le scelte cromatiche che hanno condotto gradualmente a quello stile di vita che non è altro che un’attenta ricerca estetica. Sul palco, sembra quasi che i cinque ballerini si “sfidano” e la scelta di indossare abiti viola superando la scaramanzia di portare questo colore in scena, ne è una dimostrazione. Ma l’effetto che colpisce lo spettatore è il rumore, sempre perfettamente all’unisono, dei tacchi ai piedi dei ballerini. Una sincronia totale e assoluta da essere percepita come il quinto strumento musicale su cui le interpreti hanno potuto danzare. Un forte ma piacevole “rumore” che si è fatto musica diventando espressione di un virtuosismo che ha continuato a stupire perché non ha mai abbassato il tono per il suo ritmo sempre incalzante. Ed è sul finale che si coglie la bravura della compagnia quando crea una vera e propria unione col battito delle mani per scandire il tempo, per dare l’idea di un quadro in cui musica e movimento diventavano davvero un tutt’uno.










