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    Porto Gioia Tauro, Confindustria: “Ecco le tre soluzioni da portare a Delrio”

    di Marina Malara – “Le tre azioni fondamentali per rilanciare il porto di Gioia Tauro sono già state individuate nel 2011, quando le parti sedute al tavolo per Gioia Tauro, sotto il coordinamento del Governo dell’epoca, raggiunsero un accordo che nelle intenzioni avrebbe dovuto contribuire a un cambiamento deciso di rotta, restituendo al sistema Porto un equilibrio economico-finanziario, occupazionale, sociale, industriale”.
    Esordisce così il presidente di Confindustria Reggio Calabria, Andrea Cuzzocrea, in una conferenza stampa convocata per analizzare l’attuale situazione del porto. Domani ci sarà un nuovo incontro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti tra Graziano Delrio, Medcenter e i sindacati e proprio per questo il presidente degli Industriali vuole mettere sul tavolo per tempo gli argomenti che, a suo avviso, dovranno essere affrontati. E’ un momento di estrema difficoltà per il porto e Confindustria deve illustrare il suo punto di vista, dice Cuzzocrea che, parlando del blocco delle attività registratosi giorni addietro, esprime solidarietà ai dipendenti in sciopero, ma, nel contempo, ritiene che non sia questo lo strumento da mettere in campo per ottenere quanto dovuto e soprattutto non per periodi così lunghi, poiché il fermo delle attività non favorisce il dialogo con le aziende multinazionali che usufruiscono della grande infrastruttura. “ Sappiamo tutti che quello di Gioia è un porto esclusivamente di transhipment, specifica Cuzzocrea, e questo vuol dire che al territorio non resta null’altro se non una forza lavoro importantissima. Senza l’attività di trasbordo dei container, Gioia Tauro non esiste perché viene meno ogni ragionamento successivo sullo sviluppo dell’area retro portuale”. In realtà bisogna comprendere, secondo l’associazione degli Industriali, che il porto è inserito in un contesto mondiale di mercato e gli operatori vi portano le merci solo se hanno una convenienza economica, frutto di condizioni di competitività. In assenza di queste, anche l’unico armatore che opera nel porto sarà indotto a riposizionare altrove le proprie navi, senza che nessuno possa contestare le sue scelte, dettate dalla necessità di spostarsi dove l’esercizio d’impresa è più economicamente vantaggioso. Nell’accordo del 2011, ricorda Cuzzocrea, era stato stabilito che Gioia Tauro dovesse entrare nelle aree di crisi industriale e che lo Stato avrebbe provveduto a correggere le distorsioni del mercato euromediterraneo del transhipment. Si sarebbe dovuto agire, dunque, su tre fronti: ridurre il costo del lavoro, che tra imposizioni fiscali e posizioni previdenziali pesa a Gioia Tauro fino a dieci volte in più che a Port Said, Tanger Med, Pireo e Malta; tagliare in maniera stabile le accise sull’energia e il carburante; garantire la riduzione stabile, definitiva, delle tasse di ancoraggio per i porti di transhipment italiani, attraverso un provvedimento nella ex legge Finanziaria che avrebbe garantito un enorme beneficio a Gioia Tauro e a Cagliari.
    Tutto questo è rimasto inattuato come l’Accordo di programma quadro del 2010, che avrebbe dovuto garantire oltre 450 milioni di euro per l’infrastrutturazione materiale e immateriale dell’area retro portuale. Durante l’incontro, al quale hanno partecipato anche i componenti del direttivo dell’associazione, tra cui Gualtiero Tarantino delegato al Porto di Gioia Tauro, si è spiegato anche il perché MedCenter abbia dovuto stabilizzare del personale, fatto visto come contraddittorio rispetto alla crisi dell’infrastruttura. Ma il motivo, hanno spiegato, sarebbe da addebitare ad una causa persa con l’ispettorato del Lavoro che ha imposto l’assunzione dei quelle unità lavorative.
    La Zona Economica Speciale arriva per ultima perché, secondo Cuzzocrea, prima di parlare di Zes bisogna salvare ciò che c’è. Questo non toglie nulla, però all’importanza di uno strumento per il quale era già stata fatta una legge regionale. Il presidente Cuzzocrea su questo è chiaro. La giunta Oliverio, nella persona dell’assessore Russo, ha fatto benissimo a presentare un’altra legge e a farla approvare poiché quella già presentata dalla precedente giunta era obsoleta e irricevibile in virtù del cambiamento delle norme comunitarie, alle quali bisognava adeguarsi, pena il rigetto della proposta da parte della UE. “Adesso, però, tutti quei politici che si stracciano le vesti perché vogliono la Zes, debbono impegnarsi per l’approvazione di questa legge, al di là delle appartenenze politiche. Rivolgiamo una pressante richiesta, ha detto ancora Cuzzocrea, ai parlamentari della Repubblica affinché con serietà sollecitino l’iter del progetto di legge sulla zona economica speciale, approvato dal Consiglio regionale e trasmesso in Parlamento per l’esame delle Commissioni competenti.
    Al contempo, ci appelliamo alle autorità di governo nazionale affinché dimostrino concretamente di tenere alle sorti del porto, inserendo nella legge di Stabilità un apposito emendamento che salvi Gioia Tauro con i provvedimenti a cui lo Stato si era impegnato con l’accordo del 2011 e che non sono mai stati emanati”. In conclusione il presidente degli industriali reggini sollecita la promozione pubblicitaria, soprattutto sui canali nazionali, dei tantissimi ettari di terreno infrastrutturizzati e attrezzati del retro porto e la definizione di quella riforma delle ASI da troppo tempo in stand by che, se non concretizzata, impedisce un vero rapporto tra gli imprenditori e le istituzioni.