di Pasquale Romano –
Si è conclusa oggi, con una conferenza stampa moderata da Alberto Grimelli, la due giorni di convegno interamente dedicata al bergamotto. Scoperte recenti nel campo medico, idee per valorizzarne le enormi possibilità, obiettivi da raggiungere. Le numerose presenze registrate al convegno “Storie di Bergamotto”, presso il dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio Calabria, hanno permesso di avere risonanza adeguata attorno ad una delle risorse potenzialmente principali, ancora poco sfruttata, della regione.
Visibilmente soddisfatto dei risultati ottenuti dal convegno Giuseppe Zimbalatti, Direttore di Dipartimento Agraria dell’Università di Reggio Calabria: “In questa due giorni, abbiamo registrato circa 700 presenze, oltre 100 studenti provenienti da Catanzaro e 15 testate tra nazionali e locali. Il programma intenso dimostra ulteriormente quanto è importante per noi il bergamotto, speriamo che la scelta di operare in questo senso si riveli appropriata. Le parole chiave emerse sono rete e aggregazione, è importante che tutti gli operatori presenti nel settore si uniscano”.
Pietro Molinaro, presidente Coldireretti Calabria, si è soffermato sul ruolo cruciale giocato dalla filiera, uno degli anelli deboli complice della reale valorizzazione del bergamotto: “E’ possibile creare aggregazione di rete sul bergamotto, è importante però avere una filiera corta. Dobbiamo sottolineare un elemento importante, legato a scelte coraggiose che devono essere compiute. Serve suolo agricolo per impiantare il bergamotto, se continiuamo a distruggerlo è un controsenso. La D.O. P. che c’è sugli olii essenziali dovrebbe esserci anche sul prodotto finale, altrimenti è un qualcosa di distante dal consumatore. Il bergamotto è davvero una specialità della Calabria e deve essere sfruttato in maniera adeguata”.
Puntare all’espansione del prodotto affidandosi a un efficiente sistema di marketing territoriale, questa l’idea di Giuseppe Barbaro di Confagricoltura: “In un’economia generata dalle relazioni deve esserci una forte impronta identificativa. Nei mercati la reputazione è la cosa più importante che ci possa essere”. Filippo Pepore di Copagri punta l’attenzione sugli ettari coltivati, in preoccupante diminuzione, e invoca il sostegno delle istituzioni: “Si può tornare ai 4 mila ettari di terreni sui quali è piantato il bergamotto, scommettiamoci. Alla base di questo prodotto c’è l’essenza, ma ci sono sviluppi interessanti provenienti dal succo. Chiediamo alle istituzioni una mano concreta, stiamo subendo un ritardo per l approvazione del P.S.R., parliamo di programmazione 2014-2020 ma proiettandoci al 2016 non vediamo alcun risultato”.
Il presidente di Unionberg, Ezio Pizzi, ha riassunto quanto fatto sino a oggi ed esposto le strategie future, incentrate su una maggiore conoscenza del bergamotto da parte del consumatore, specie nel Nord-Italia: “Prima si operava in regime di monopolio, ma ormai tutte le politiche vanno verso la libera economia del mercato, non solo in Italia ma in Europa. Siamo riusciti ad aggregare 486 aziende agricole che partecipano a questa organizzazione di produttori. Ci sono tante idee da sviluppare per il futuro: una di queste porta alla collaborazione con la Fondazione di Umberto Veronesi, un’altra una capillare distribuzione nei supermercati. Strategie che permetteranno di avere ampia visibilità e conoscenza del prodotto”.







