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    Maxi confisca, gli “interessi” di Rappoccio

    E’ il Comandante del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, Luca Gennaro Cioffi a fare un quadro di Pasquale Rappoccio, già Presidente e proprietario della squadra di pallavolo femminile reggina Medinex, nonché socio della vecchia “Piero Viola”, società sportiva di basket ( non corrispondente a quella attuale in quanto fallita anni fa), imprenditore nel campo della sanità e del settore alberghiero. Rappoccio è attualmente incensurato, ma coinvolto in importanti procedimenti sulla penetrazione delle cosche di ‘ndrangheta nel mondo imprenditoriale e finanziario reggino. La sua vicinanza agli ambienti criminali è confermata dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Roberto Moio, secondo cui, in occasione del matrimonio di una delle figlie di Giovanni Tegano, partecipò al banchetto riservato a pochi intimi e organizzato dal cognato Paolo Siciliano. Ciò in quanto Rappoccio era ritenuto dalla cosca Tegano un personaggio meritevole di considerazione e, quindi, degno di prendere parte a dei festeggiamenti carichi di significato simbolico all’interno della cultura che contraddistingue gli ambienti mafiosi. Inoltre il quadro indiziario documenta i suoi reiterati contatti con altri esponenti di spicco della locale criminalità organizzata. Diverse sono le iniziative imprenditoriali che lo vedono coinvolto con esponenti di spicco della ‘ndrangheta, tra le quali si evidenziano, a titolo esemplificativo, le cointeressenze societarie nel lussuosissimo “Grand Hotel de la Ville” e nel “Piccolo Hotel s.r.l.” entrambi a Villa San Giovanni. Sempre secondo gli inquirenti Rappoccio sarebbe tra gli ideatori e i suggeritori del meccanismo di schermatura dell’ acquisto da parte della cosca Condello del Limoneto, storico locale della movida reggina di qualche anno fa, e facente parte del più ampio villaggio turistico acquistato tra il 2005 e il 2007 dalla “Welcome Investiments Italia s.r.l.”, società partecipata da Rappoccio e, in maniera occulta, da Pietro Siclari. Ma non basta. Il Comandante Cioffi racconta come, nell’inchiesta ‘Ndrangheta Banking, sia emerso che Rappoccio concorresse nel reato di usura assieme a Gianluca Favara che, per conto della cosca Pesce, ripuliva e riciclava denaro prestandolo a tassi elevatissimi. Il ruolo di Rappoccio era quello di individuare imprenditori in difficoltà economica e di presentarli a Favara, occupandosi anche della riscossione e delle garanzie. In occasione poi dell’omicidio di Antonino Morano, nel contesto degli ambienti dello spaccio di droga, fu ferito anche un certo Salvatore Cellini, presunto appartenete al clan Pesce. Favara non esita ad attivare Rappoccio affinché a Cellini fosse garantita la migliore assistenza medica. E poi c’è il processo relativo alle irregolarità presso il Pronto Soccorso di Locri. Le denunce fatte dall’assassinato vicepresidente del Consiglio Regionale Franco Fortugno hanno trovato riscontro e Rappoccio è imputato per diversi reati, tra cui la corruzione del direttore amministrativo per ottenere le commesse. Gli manda in cambio un letto antidecubito speciale del valore di 10.000 euro, mentre la Medinex fornisce materiali incongruenti con le necessita dell’Asp. Da piccolo rappresentante di materiale sanitario fa il grande salto di qualità. Ma gli accertamenti reddituali parlano chiaro. Nel ’95, contro 30 mila euro di reddito dichiarato, ci sono riscontri per mezzo milione di euro utilizzati per acquistare quote societarie. Da questa sproporzione si arriva alla confisca.
    Marina Malara