Sulla vicenda della morte atroce del piccolo Cocò Campolongo intervenne anche Papa Francesco. Il 26 gennaio 2014, dieci giorni dopo l’omicidio, Papa Francesco rivolse a Cocò un pensiero e una preghiera in occasione dell’Angelus in piazza San Pietro: chi ha ucciso un bambino così piccolo, “con un accanimento senza precedenti nella storia della criminalità, si penta e si converta. Oggi in questa piazza ci sono tanti bambini – disse il pontefice tra gli applausi della folla – e io voglio ricordare Cocò Campolongo, a tre anni bruciato in macchina e ucciso”. Papa Francesco qualche mese dopo, a giugno, venne in visita in Calabria e nella omelia della messa che celebrò nella Piana di Sibari, davanti a oltre duecentomila persone, lanciò il suo storico anatema contro i mafiosi. “La ‘ndrangheta è adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no”, disse Francesco, “quelli che non sono sulla strada del bene, come i mafiosi, questi non sono in comunione con Dio, sono scomunicati”. Il Papa, in quella occasione, si recò anche in visita nel carcere di Castrovillari, dove incontrò anche il padre ed altri familiari di Cocò. Durante l’incontro disse: “Mai più succeda che un bambino debba avere queste sofferenze. Io prego continuamente per lui, non disperate”. Queste frasi del Pontefice furono riferite da mons. Nunzio Galantino al termine della visita nel penitenziario. “È stato un momento molto intenso – raccontò Galatino – le donne hanno pianto e c’è stata una commozione generale”.





