Mercurio con valori di gran lunga superiore ai valori di legge e poi arsenico la cui natura e’ ancora dubbia. Sono le anomalie, secondo quanto scrive “Il Velino”, riscontrate lungo il Tirreno cosentino a seguito delle analisi compiute su decine di campioni di pesci prelevati dagli uomini della Capitaneria di porto di Vibo Valentia. Una relazione dettagliata e’ giunta sulla scrivania del procuratore capo della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, che su questa vicenda nei mesi scorsi ha avviato un’approfondita inchiesta. Un’operazione scattata a seguito della cattura a largo di Fiumefreddo di alcuni esemplari di tonnetti alletterati risultati poi contaminati con Policlorobifelini (Pcd) e Idrocarburi policiclici (Ipa) aromatici e che presentavano anche alcune malformazioni scheletriche. Da qui l’inchiesta coordinata direttamente dal procuratore capo che ha disposto, appunto, l’operazione che si e’ svolta nel mese di marzo nel tratto di costa compreso tra Campora San Giovanni, in territorio di Amantea, e Tortora. Nel dettaglio i tecnici dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente coinvolti nell’operazione hanno passato in rassegna i campioni di acqua e di sedimenti marini prelevati dai sommozzatori del terzo nucleo subacquei della Guardia costiera di Messina. Mentre i ricercatori dell’Istituto zooprofilattico del Meridione hanno provveduto ad analizzare, nei laboratori di Napoli, le parti molle, sia sulla carne e anche sullo scheletro dei pesci catturati. Ebbene da quelle analisi e’ emerso che su alcuni esemplari i valori di arsenico risultano elevati, ma soprattutto che in un campione di pesce stanziale il livello di mercurio e’ decisamente piu’ alto dei limiti di legge. Una conclusione che ha fatto gia’ scattare l’allarme in un tratto di mare dell’Alto Tirreno cosentino dove l’esemplare di pesce e’ stato catturato.






