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    Decennale omicidio Fortugno, tra iniziative e misteri non risolti

    Di Marina Malara – Dieci  anni sono passati da quel 16 ottobre 2005, quando Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, venne ucciso a colpi di pistola a Locri, nella sede dove gli elettori del centrosinistra stavano votando per le primarie. Un omicidio che lascerà un segno indelebile nella cronaca ma soprattutto nella coscienza politica e sociale della Calabria. Per il decennale sono già programmate diverse iniziative Lunedì 19 ottobre, a Locri, verrà deposta una corona di fiori a Palazzo Nieddu del Rio, dove Fortugno fu ucciso , ma il momento clou dovrebbe consistere in una manifestazione in programma nella Casa della cultura di Locri alla quale è annunciata la presenza del ministro Graziano Delrio, del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Minniti e della presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi. Nel pomeriggio, alle 15.30, é in programma la celebrazione di una Messa da parte del vescovo di Locri, mons. Francesco Oliva. Le manifestazioni si concluderanno con la commemorazione di Fortugno da parte del Consiglio regionale della Calabria alla presenza del presidente, Nicola Irto. Grande successo sta inoltre riscuotendo la pagina fan dedicata su Facebook alla commemorazione del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria con oltre mezzo milione di visualizzazioni in una settimana. Cliccatissimo l’hashtag #Fortugno nell’ambito del contest fotografico “Uno scatto per la legalità”, che il ministero dell’Istruzione ha promosso in occasione del decennale. Centinaia di classi dell’ultimo anno delle scuole superiori, da tutta Italia, hanno già inviato la loro fotografia sul tema della lotta contro tutte le forme di violenza e soprattutto contro il sopruso e la sopraffazione mafiosa. Questo è l’aspetto commemorativo del decennale. Ci sono poi le riflessioni su da fare sul caso giudiziario e politico. Sappiamo che l’8 luglio del 2014 si è chiuso definitivamente il percorso giudiziario con l’ultima sentenza della Cassazione su Alessandro Marcianò, l’ex caposala dell’ospedale di Locri condannato al carcere a vita come mandante dell’assassinio. Un anno prima la Suprema Corte, dopo aver annullato, con rinvio, proprio la condanna di Alessandro Marcianò, giudicando poco convincenti le motivazioni della sentenza d’appello, aveva emesso una sentenza analoga per Giuseppe Marcianò, figlio di Alessandro, considerato mandante e organizzatore del delitto, e per Salvatore Ritorto, esecutore materiale, e il suo complice Domenico Audino. Secondo le sentenze si è trattato di un delitto senza un «movente mafioso», come inizialmente ipotizzato. Sono individuati però degli assassini che, senza alcun timore, uccidono un personaggio di primo piano della politica regionale solo «per vendetta» in quanto sostenitori di un altro politico mai coinvolto nel caso. I misteri che restano irrisolti sono dunque tanti a parere di molti. Vogliamo per questo riportare le parole che scrisse, subito dopo la sentenza di primo grado, su un articolo di Narcomafie, Francesco Forgione, allora presidente della Commissione parlamentare Antimafia : “In Calabria non si uccide una importante carica istituzionale della Regione senza che i boss della ’ndrangheta, ai suoi livelli più alti, non siano d’accordo. E non si sceglie un luogo simbolico, come il seggio delle primarie, se non si vuole mandare un preciso segnale alla politica e allo stesso schieramento nel quale Fortugno militava. La ’ndrangheta legge la politica meglio di tanti osservatori e opinionisti. Per questo ora è in questo contesto, negli equilibri che questo omicidio è servito a ridefinire e ricontrattare, che bisogna cercare altre verità. Non sarà semplice. Eppure non bisogna fermarsi. Lo deve fare la magistratura. Ma se la politica in Calabria non rompe questo sistema, da destra a sinistra, i voti continueranno a puzzare e le istituzioni saranno irrespirabili”.