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    Vibo – Processo Poseidone: sul banco dei testimoni Filippo Callipo

    L’imprenditore Filippo Callipo, oggi è salito sul banco dei testimoni nell’ambito del processo Poseidone. L’ex presidente degli industriali e già candidato alla presidenza della giunta calabrese, scrive l’Agi, è parte offesa nel procedimento. Secondo l’accusa, Domenico Antonio Basile in qualità di assessore all’Ambiente della Regione avrebbe deciso di “punire” Filippo Callipo, per alcune critiche pubbliche che questi aveva rivolto all’indirizzo della giunta regionale”, attraverso una serie di ispezioni di controllo presso la ditta Callipo per verificarne la qualità degli scarichi produttivi. Basile, secondo l’accusa, avrebbe indotto Bruno Barbera, in qualità di commissario dell’Arpacal, a favorire queste ispezioni mediante la minaccia di ostacolarne la carriera e impedire la sua nomina di direttore generale dell’Arpacal. Oggi in aula Callipo, rispondendo alle domande del pm, dei giudici e degli avvocati difensori, ha fornito la sua versione dei fatti oggetto del processo. Ha raccontato di aver subito quattro ispezioni in un breve periodo di tempo e di aver collegato questa “attenzione” alla sua attività politica e in particolare alle critiche che aveva rivolto pubblicamente alla giunta regionale.Il processo riprenderà il 13 novembre. Nella precedente udienza i giudici hanno dichiarato l’intervenuta prescrizione per gli altri 19 imputati. Cinque le posizioni che ancora rimangono in piedi nel processo, quella di Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Regione Calabria, Bruno Barbera, commissario Arpacal, l’ingegnere Antonio Caliò e Vincenzo Arcuri, direttore dei lavori relativi all’adeguamento dell’impianto di depurazione di Santa Maria del Cedro (Cosenza), che hanno rinunciato alla prescrizione e, infine, Domenico Antonio Basile per il quale permane l’accusa di concussione proprio per le ispezioni a Callipo. L’inchiesta “Poseidone” fu avviata nel 2005 dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris. Nel 2007, dopo che la delega all’indagine fu revocata a de Magistris, il caso passò al collega Salvatore Curcio, fino ad arrivare, nel 2009 nelle mani del procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, che in cinque mesi la portò a compimento con un avviso di conclusione delle indagini emesso a settembre 2009. Del 3 giugno 2011, infine, la decisione del giudice dell’udienza preliminare che ha mandato sotto processo 23 imputati, ed ha pronunciato anche 11 proscioglimenti, nonché una condanna (poi annullata in appello) ed un’assoluzione nei confronti degli unici due indagati che avevano scelto il rito abbreviato.