Sono in totale 48 le persone arrestate dalle Procure di Reggio Calabria e Roma, nell’inchiesta che ha messo le mani sul traffico internazionale di stupefacenti tra il Canada, l’Olanda e l’Italia. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati durante una conferenza stampa tenutasi oggi alla Procura Nazionale Antimafia. In totale i mandati di arresto erano 50, di cui 29 della Procura di Reggio Calabria e 21 della Procura di Roma, ma due persone non sono state rintracciate perché all’estero e saranno raggiunte da mandato di arresto europeo.
I provvedimenti di custodia sono il risultato di una intensa attività di indagine che ha colpito, in maniera concentrica, famiglie ritenute storicamente elitarie nel panorama criminoso della fascia jonica reggina. Le indagini si sono focalizzate da un lato sulle famiglie Commisso e Crupi, considerate di elevato lignaggio a Siderno, con ramificazioni in Olanda e in Canada, dove da tempo si sono insediate pericolose e agguerrite cellule di ‘ndrangheta che sono riuscite ad accaparrarsi una buona fetta del mercato economico; dall’altro sulla famiglia degli Aquino-Coluccio storicamente al vertice della ‘ndrangheta a Marina di Gioiosa Jonica e attiva nel traffico di droga.
«L’operazione di oggi è estremamente rilevante», ha commentato il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Roberti, che ha sottolineato la «fondamentale collaborazione attiva» con l’autorità giudiziaria di Amsterdam «che ha proceduto parallelamente e che ci aveva sollecitato a intervenire in forma urgente perché avevano tempi oramai limitati per la “discovery” dei loro atti», atti alimentati dalle attività di indagine svolte dalle procure di Roma e Reggio Calabria. «Si trattava di materiale probatorio che non si poteva disvelare prima che noi procedessimo ai fermi perché gli arresti – ha concluso Roberti – sarebbero stati vani».
«Si tratta di un’operazione storica perché è stata colpita una ‘ndrangheta elitaria», ha detto a sua volta in conferenza stampa il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho. L’indagine, ha spiegato De Raho, ha messo in luce come la ‘ndrangheta costituisca un «punto di riferimento» non solo per il traffico di cocaina ma anche per quello della marijuana: dalle intercettazioni è infatti emerso come la famiglia Coluccio-Aquino sia diventata «referente per la mafia anche per il traffico di marijuana» e in particolare agli atti risultano numerosi contatti di fornitura di ingenti quantità di hashish «tra la cosca Coluccio-Aquino e il clan Lo Nigro, esponente del mandamento di Brancaccio di Palermo».





