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    Lamezia (CZ) – Fibrosi cistica: pazienti e familiari allarmati chiedono incontro a Scura

    “Mantenga in vita il nostro centro, non ci costringa ad andare fuori regione per curarci”, questo l’appello rivolto da familiari e pazienti in cura presso il centro regionale fibrosi cistica al commissario alla sanità, Massimo Scura. Pazienti e familiari sono molto preoccupati e, durante la sua visita all’ospedale ‘Giovanni Paolo II’ di Lamezia Terme, hanno chiesto al Commissario Scura un incontro urgente. Questi ha promesso che nella prossima settimana incontrerà una loro delegazione e lunedì p.v. farà sapere giorno e ora dell’incontro. “Non ci sentiamo tutelati da nessuno – aggiungono i familiari – nemmeno da chi sarebbe preposto a difendere la cura della nostra malattia, come la Lega Italiana Fibrosi Cistica – Calabria che, da quanto ci risulta, non ha promosso alcun documento o incontro ufficiale per denunciare l’accorpamento a pediatria e la precarietà della maggior parte del personale medico, problemi che mettono a rischio la qualità e la tenuta stessa del centro”. Il centro, infatti, ha ottenuto la certificazione di qualità ISO 9001, ma la maggior parte del personale medico continua a essere precario, l’ultimo piano di assunzioni approvato dal commissario Scura non ha previsto assunzioni per il centro fibrosi cistica: pazienti e familiari temono che il centro possa essere chiuso.
    Il centro regionale fibrosi cistica, ubicato presso l’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, al momento ha in cura circa 140 pazienti (bambini e adulti). Il centro di Lamezia Terme, come centro autonomo dedicato esclusivamente ai pazienti affetti da fibrosi cistica, è stato aperto circa un anno e mezzo fa con un cospicuo investimento di soldi pubblici (prima la patologia veniva seguita presso il reparto di pediatria dell’ospedale di Soverato). Grazie alla dedizione e alla competenza del personale multidisciplinare, il centro ha ottenuto la certificazione di qualità ISO 9001 e ha visto aumentare il numero di pazienti in cura, rientrati dalle altre regioni, contrastando, quindi, l’annosa questione dell’emigrazione sanitaria.
    Tuttavia, nonostante l’eccellenza dimostrata, il centro continua a essere a rischio. Il personale, oltre al direttore Dott. Giuseppe Tuccio, è formato è da: una psicologa (Maria Furriolo), un fisioterapista (Pietro Ragno), tre dottoresse (Rosa Fasano, Elisa Madarena, Barbara Vonella), cinque infermieri (Immacolata Bilotta, Giustano Fiaschi,Pietro Lucchino,Rosalba Mercuri,Giuseppe Nicotera, ) e una caposala (Angela Dattilo). Il fisioterapista viene pagato con una borsa di studio ,che scade a fine anno, dalla LIFC (Lega Italiana Fibrosi Cistica) nazionale. Al momento, alle dottoresse Fasano e Vonella, non è stato fatto alcun contratto. La dottoressa Madarena rischia di essere riassegnata alla neonatologia dove è stata temporaneamente assunta. Genitori e pazienti sono, perciò, molto allarmati. Non confermare questo personale farebbe venire meno il legame di fiducia medico-paziente, fondamentale nella cura della fibrosi cistica, e rappresenterebbe un enorme spreco di soldi pubblici, anche perché questi medici si sono specializzati frequentando prestigiosi master. Perdere questo personale formato sarebbe la fine del centro e del lavoro fatto fin qui.