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    Lina Sastri - Catonateatro

    Reggio – Lina Sastri incanta Catonateatro con i suoi “Appunti di viaggio”

    di Grazia Candido – Un racconto libero della vita artistica di Lina Sastri dal debutto in Masaniello alle prime esperienze teatrali con Eduardo De Filippo, Patroni Griffi, al cinema, all’invenzione del suo teatro musicale. A Catonateatro, ieri sera, nei suoi “Appunti di viaggio”, l’attrice partenopea “fulminata” da una vocazione annunciata già da quando era piccolissima e neanche sapeva che il teatro esistesse ma ne respirava il rito con il profumo di incenso di chiesa per inseguire quel sogno di libertà e di assoluto, costruisce con parole e musica un’affascinante storia di citazioni di prosa da Filumena a Pirandello a “La casa di Ninetta” alla “Madonna de Lu Carmine” di Roberto De Simone dello spettacolo Masaniello che l’ha vista debuttare sino a “Reginella” cantata per la prima volta a Cinecittà in una serata dedicata alla commemorazione di Anna Magnani. Emozionata e leggermente preoccupata di rituffarsi in uno spettacolo particolarmente articolato che passa anche dal tango al bolero, alle tammurriate popolari, ai classici napoletani dell’ultimo spettacolo “Linapolina”, la Sastri scandisce in due ore, un viaggio nell’anima che si rinnova liberamente sull’onda dell’emozione e che affonda le sue radici nel teatro, nella musica e nel cinema italiano attraverso i racconti di vita vissuta, di incontri indimenticabili con le eccellenze artistiche del nostro paese, brani poetici e di drammaturgia di grandi autori e registi con affondi musicali della grande tradizione classica napoletana e internazionale. Accompagnata in scena dai suoi musicisti pronti a seguirla ad ogni invito o suggerimento musicale, Lina racconta in sostanza se stessa e il coinvolgimento emotivo si fa sentire, come ammette facendo riferimento a De Filippo con cui ha lavorato e dal quale ha imparato: “E’ stata una fortuna averlo incontrato e conosciuto – dice l’attrice – Il suo lavoro era una lezione di vita e di teatro, di rigore e sensibilità, di rispetto per l’arte e per se stessi. Lui non insegnava ma da quello che faceva si imparava, si apprendeva anche il valore del silenzio, della pausa, il farsi capire quando devi essere capito, la capacità di non abbandonarsi completamente all’emozione, cosa che io non ho ancora imparato”.
    Una conversazione piacevole, a tratti nostalgica quando ricorda i suoi maestri o i suoi genitori ma che sa pure divertire, emozionare quel pubblico trascinato da un’intima profondità di un’artista che ha sempre “inseguito il sogno di libertà”.
    “La scrittura è libertà, la musica è libertà forse ancor più della parola – spiega la Sastri – L’ho incontrata ascoltando da piccola mia madre il patrimonio della musica napoletana e non potevo non accoglierla. Appunti di viaggio è un colloquio, un racconto nudo che non ha bisogno di niente. Eduardo diceva che in teatro si vede tutto e tutto è importante: già da come entri camminando sul palcoscenico si capisce chi sei. Col passare degli anni, si arriva ad una sintesi, forse, si arriva a togliersi i pesi: senti il bisogno di qualcosa che sia vicino a te, che sia sempre più libero e che sia sempre meno la recita di una cosa diversa da te. Hai più bisogno di vita, hai meno vita davanti e, quindi, la vuoi vivere”.
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    Lina Sastri e musicisti
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