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    Legambiente e Man scrivono a Prefetto di Reggio: “In Aspromonte la natura rischia scacco della ‘‘ndrangheta”

    “In Aspromonte far sapere, apponendo delle tabelle informative, che esistono da oltre 6 anni chiari divieti di legge finalizzati a preservarel’’ultimo rifugio della natura, ha suscitato numerose reazioni sorprese e irritate e la distruzione di diverse tabelle appena installate. E’’ successo nella zona del Parco nazionale, l’’area più interna, equivalente a poco meno del 3% dell’’intero territorio della provincia di Reggio Calabria, priva di alcun nucleo abitativo e in larga parte di proprietà demaniale. “Temiamo – scrivono Legambiente e Man – il nascere di strumentalizzazioni sociali da parte di chi vuole continuare a controllare quel territorio solo per illeciti interessi: la ‘ndrangheta”.

    E’ su questa premessa, e sul rischio di ancor più gravi atti contro cose, persone e Enti, oltre che contro la natura stessa, come sta avvenendo in questi giorni con incendi dolosi distruttivi di boschi e macchia mediterranea che lasciano dietro di se danni irrecuperabili per centinaia di anni, che Legambiente e Man hanno scritto al Prefetto, al Questore e ai Comandanti provinciali delle Forze di polizia di Reggio Calabria chiedendo, nell’ambito delle attività previste dal “Focus ‘ndrangheta”, “di rafforzare e intensificare i controlli in quest’area interna dell’Aspromonte”.

    “Ricordiamo, per esperienza diretta, – dicono le due Associazioni – l’’analogia con la reazione violentissima vissuta nel territorio reggino allorquando, erano i primi anni ’80, fu reso noto alla cittadinanza che la caccia ai rapaci, ampiamente praticata e sino ad allora non contrastata, era vietata per legge da oltre dieci anni. In poco tempo partirono polemiche politiche, un susseguirsi di aggressioni fisiche contro gli ambientalisti che ne chiedevano la tutela effettiva (non solo formale), un attentato dinamitardo alla sede della Lipu a Pellaro, la distruzione di numerose autovetture dei volontari, gli agguati a colpi di lupara contro il personale del Corpo Forestale dello Stato che aveva iniziato appositi servizi di contrasto. Quel drammatico contesto, che si nutriva di malcostume diffuso e dell’ambizione al totale controllo territoriale da parte delle cosche di ‘ndrangheta, si protrasse per oltre un decennio sino alla metà degli anni ’90. Solo la ferma e costante azione di contrasto avviata dallo Stato, per tramite delle proprie Forze di Polizia e del Corpo Forestale dello Stato in particolare, unitamente ai campi di volontariato antibracconaggio e alle azioni culturali condotte dalle Associazioni ambientaliste consentì di fermare quella violenza.

    Ogni Area protetta subisce diverse minacce e pericoli, in Aspromonte oltre a quelle ordinarie si aggiunge la specifica forza negativa di controllo territoriale e sociale esercitata dalla criminalità organizzata, che rende la natura ancor più vulnerabile e sotto scacco rispetto a scelte e concrete modalità di intervento: questa condizione richiede uno sforzo ed un impegno corale dello Stato per poter consegnare alle generazioni future una terra bella, con un importante patrimonio naturale e che possa essere ricca di legalità praticata e vissuta.

    “Nel nostro quotidiano impegno associativo a tutela della natura per le attuali e future generazioni accogliamo in pieno il fortissimo richiamo etico, e spirituale per i credenti, che ha offerto al mondo intero il Santo Padre con la lettera enciclica “Laudato Sì” che chiama esplicitamente tutti a prendersi cura, subito e fattivamente, della casa comune, così come l’altro fortissimo richiamo, dei mesi scorsi, del Santo Padre quando ha rivolto una netta scomunica contro chi vive di ‘ndrangheta, adora il male e disprezza il bene comune, ed ha chiesto che sia combattuto e allontanato. La tutela della natura ed il positivo futuro delle genti in Aspromonte ha inderogabile necessità di un forte, costante, capillare e coordinato contrasto alla ‘ndrangheta, anche e soprattutto in territori erroneamente etichettati come marginali: in questo chiediamo alle Istituzioni di essere instancabili.” concludono Legambiente e Man”.