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Reggio – Ripepi tuona: “Tutti zitti mentre svuotano la città metropolitana”

12 Luglio 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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massimo-ripepi

“Bisogna riconoscere – denuncia il consigliere comunale di Reggio Calabria Massimo Ripepi di Forza Italia –  che l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria sta profondendo grandi energie e le migliori risorse per raggiungere un risultato da molti ritenuto impossibile: far naufragare la Città Metropolitana prima che nasca.

Per raggiungere questo ambizioso risultato istituisce una nuova figura, ignota fino a oggi nel Diritto degli Enti locali: il chiuditore tardivo di stalle e, conscia delle difficoltà da superare, affida l’incarico a ben due esponenti contemporaneamente, non a uno solo.

Si dirà: è la solita polemica pretestuosa dell’opposizione che, per partito preso, contesta ogni atto dell’Amministrazione. Con questo caldo poi!”.

“Giudicate voi: i due cirenei, novelli Totò e Peppino, incaricati – prosegue Ripepi – di pietire da Oliverio l’assegnazione di deleghe e risorse per la Città Metropolitana anche in materia di agricoltura, probabilmente le scorse settimane si trovavano in vacanza, forse per accompagnare il sindaco nel suo viaggio di nozze: quindi non si sono potuti accorgere che nel frattempo la Regione Calabria ha già approvato la legge di riordino delle funzioni di province e città metropolitane, guardandosi bene dall’attribuire le benchè minime deleghe e risorse alla città metropolitana.

Ma non è giusto prendersela con due ragazzini, tutto sommato sprovveduti e alle prime armi: ben maggiori responsabilità hanno i professoroni che fanno loro da consiglieri, ma che forse erano pure loro in vacanza o impegnati (invano…) nella caccia a una poltrona di assessore regionale.

E che dire della deputazione regionale reggina? Questi si che hanno dimostrato tutta la propria statura politica: non possono certo dire che non c’erano, c’erano ma forse dormivano, mentre veniva sancito il definitivo affossamento della Città Metropolitana nelle sue funzioni essenziali, riducendola di fatto a meno di una provincia.

Stupisce anche il silenzio degli assessori e dei consiglieri provinciali in carica: a che titolo i due cirenei hanno interloquito con Oliverio? A che titolo il Direttore Generale della Provincia, invece di coinvolgere i rappresentanti istituzionali dell’ente che sarà sostituito dalla Città Metropolitana si rivolge a quelli di uno dei 97 comuni, sebbene il capoluogo? Forse sta tentando di garantirsi un futuro in continuità?

In effetti sono tanti i volponi della vecchia politica che stanno giocando sugli equivoci e sulla mancanza di chiarezza: si vuole far passare l’idea che la Città Metropolitana sarà essenzialmente un fatto che riguarderà il Comune di Reggio, quasi che la giunta del capoluogo sarà la giunta della Città Metropolitana e i delegati del sindaco del Comune avranno lo stesso titolo per tutto il territorio metropolitano.

Notizie dagli altri 96 comuni? C’è nessuno? Vi va bene così? O state aspettando che qualche maggiorente del PD vi tiri qualche ossicino da spolpare in cambio di un comportamento da yesmen?

Visti questi risultati, non rimane che sperare in un sussulto di dignità dei nostri parlamentari, che finora in verità non si sono certo distinti per dinamismo: occorre urgentemente riportare il dibattito nella sede legislativa, affinché vengano adottati provvedimenti urgenti che attribuiscano ope legis funzioni e risorse alle Città Metropolitane (a tutte, non solo a Reggio), che tengano conto dei reali fattori di metropolizzazione delle città.

Trasporti, Sanità, Ricerca e Innovazione, Attività Produttive (anche agricole), Turismo, solo per fare alcuni esempi, devono poter essere governati dalle Città Metropolitane, pena il loro significativo depotenziamento.

In alternativa  –conclude Ripepi – va pensata almeno una regia istituzionale univoca, la Conferenza Stato-Città metropolitane per esempio, all’interno della quale chiedere al governo l’immediata assegnazione diretta delle deleghe strategiche allo sviluppo, che le regioni stentano a mollare; tutto questo per evitare l’ennesimo fallimento di una riforma annunciata ma attuata solo sulla carta”.

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