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    Reggio – Omicidio Puntorieri, ergastoli confermati in Appello

    di Angela Panzera – Colpevoli anche in Appello, ma l’omicidio di Marco Puntorieri non è maturato in un contesto mafioso.Ieri la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, Bruno Finocchiaro presidente con a latere Gabriella Cappello, ha confermato gli ergastoli inflitti a Domenico Condemi, Natale Cuzzola e Domenico Ventura. I tre uomini sono stati quindi ritenuti responsabili, anche nel processo di secondo grado, dell’omicidio del giovane reggino scomparso nel settembre 2011, i cui resti verranno ritrovati nella zona collinare di Armo, frazione di Reggio Calabria, alcune settimane dopo. I giudici quindi hanno accolto parzialmente l’impostazione accusatoria avanzata dal sostituto procuratore generale Alberto Cianfarini che aveva proprio invocato la conferma del carcere a vita per i tre imputati durante la propria requisitoria, ma nei confronti dei tre imputati è stata esclusa l’aggravante relativa alle modalità mafiose. Occorrerà attendere quindi novanta giorni per leggere le motivazioni della sentenza e capire quindi il movente per cui i tre avrebbero ucciso Puntorieri. Al di là dell’esclusione di questa aggravante comuqnue la pena inflitta rimane la medisima di quella disposta in primo grado il 3 luglio dello scorso anno. Il collegio dei difensori era composto dai legali Carmelo Chirico e Salvatore Staiano per Ventura, Giacomo Iaria e Antonio Managò per Condemi e sempre Iaria per Natale Cuzzola. La vicenda di Marco Puntorieri all’inizio appare come una scomparsa. Le indagini prenderanno il via invece, per l’ipotesi di omicidio quando ai Carabinieri della Stazione Modena di Reggio Calabria giungerà una lettera anonima e una pen-drive. All’interno del supporto informatico infatti, sono contenuti una serie di audio e video in cui sono immortalati gli ultimi istanti di vita di Puntorieri. I Carabinieri analizzeranno più volte il contenuto della pen-drive fino a dare un nome e un volto al soggetto che passeggia con la vittima, ma tenendo in mano un fucile a canne mozze. Secondo gli inquirenti quel soggetto sarà proprio Ventura. Puntorieri sarebbe stato portato in località Armo con il pretesto di dover eseguire un omicidio, ma poi sarà sparato alle spalle dall’amico Ventura. Insieme a lui, saranno incriminati qualche tempo dopo anche Natale Cuzzola e Domenico Condemi, già in carcere perché coinvolti nell’operazione “San Giorgio” eseguita dalla Squadra Mobile contro la cosca Borghetto-Zindato-Caridi, federata alla famiglia Libri. Proprio l’analisi delle intercettazioni relative a quelle indagini ha consentito ai Carabinieri di completare il quadro. Riascoltando quelle bobine, gli investigatori sarebbero riusciti a dare un senso a quelle conversazioni che raccontavano come i tre avessero fatto anche un sopralluogo il giorno precedente l’omicidio, per controllare i luoghi e testare l’arma. Il reato contestato è inoltre, aggravato dalla premeditazione e dall’aggravante di aver agito per motivi abietti e futili; per gli inquirenti la causa del delitto era uno soltanto: la ‘ndrangheta. Vittima e carnefici per la Dda erano contigui al clan mafioso dei Libri, Borghetto-Zindato-Caridi. Adesso però per i giudici di Piazza Castello il movente sarebbe un altro, ma quel video li ha comunque inchiodati.