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    Reggio – Condannato in appello boss Pesce per lettera intimidatoria ex sindaco Tripodi

    La Corte d’Appello di Reggio Calabria, Iside Russo presidente, ha condannato a 2 anni 4 mesi di carcere il boss ergastolano Rocco Pesce, che minacciò l’ex sindaco di Rosano, Elisabetta Tripodi. Per l’imputato, in sede di requisitoria, il pg Danilo Riva, chiese una condanna a 3 anni e 8 mesi di detenzione. Nel gennaio scorso la Corte di Cassazione annullò con rinvio ad un’altra sezione dell’Appello reggina la sentenza di assoluzione rimediata dal mammasantissima all’esito del primo processo di secondo grado. In prima istanza il gup Adriana Trapani dispose per Pesce 5 anni di carcere, ma per il boss arrivò l’assoluzione in Appello. Il primo processo e la relativa condanna infatti, erano scaturiti dall’episodio in cui nel mese di agosto del 2011 Pesce, già detenuto nel carcere del Milano Opera, aveva inviato una lunga lettera al sindaco Tripodi, giunta per posta al Municipio, esprimendo tra l’altro «rammarico e disappunto» perché il Comune di Rosarno si era costituito parte civile in un processo penale, prossimo ad essere celebrato. “Mi viene in mente un detto senza alcuna allusione, che ogni persona ha i propri scheletri nell’armadio, e converrà con me che l’estremo perbenismo è solo ipocrisia, e sono sicuro che lei è una persona molto intelligente per poter cadere in simili bassezze», questo uno dei passaggi della presunta missiva intimidatoria. E proprio su queste frasi che si è basata la decisione del Palazzaccio che annullando l’assoluzione scrisse che « il riferimento agli “scheletri nell’armadio”, che anche in ragione della composizione del resto della frase- con l’uso consapevole dei termini “molto intelligente”, “ipocrisia” ed “estremo perbenismo”, nonché con ulteriore e contestuale affermazione della frequentazione tutt’atro che superficiale fra i rispettivi congiunti-, dal punto di vista logico non risulta con immediata e indiscutibile chiarezza riconducibili alla lettura di critica lecita». A nulla quindi è valsa, non solo l’arringa difensiva dell’avvocato Giovanni Vecchio, ma anche la lunga serie di dichiarazioni spontanee effettuate ieri dal boss collegato in video conferenza. “ In quella lettera che ho scritto- ha detto ieri Pesce- non ho minacciato nessuno, ho messo la mia firma. Solo un pazzo firma una lettera di minaccia completa di nome e cognome. Se Elisabetta Tripodi vuole fare politica sulla mia pelle, che la faccia!”, ha sbottato il boss dal carcere. Parole quelle di Pesce per nulla prese in considerazione dal Collegio che ha disposto per lui una nuova condanna.

    Angela Panzera