di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Un intramontabile Al Bano strega Catonateatro. La kermesse diretta dal presidente “Polis Cultura” Lillo Chilà, giunta alla XXX edizione con un cartellone ricco e variegato, anche quest’anno ha aperto con un grande evento: la storia della musica italiana in una serata indimenticabile sotto il profilo artistico e delle emozioni. Il celebre cantante pugliese Al Bano Carrisi si apre al suo pubblico nel concerto la “Voce dell’anima” attraverso i suoi successi più famosi e brani tratti dal repertorio classico perché “canto ciò che sono e sono ciò che canto”. E’ un Al Bano in ottima forma, scherza con la platea, si mette a nudo raccontando la sua vita artistica scandita dai ritmi della sua band diretta come sempre dal maestro Alterisio Paoletti definito dal mattatore Carrisi “the one man orchestra”.
“Sono circa 20 anni che manco dalla Calabria e sono felice di rivedervi – esordisce l’artista di Cellino San Marco – Come tanti ragazzi del Sud Italia pieni di sogni e speranze, presi un treno sempre vuoto all’andata e pieno al ritorno e nel ’61 andai a Milano. Lì mi resi conto che ero uno straniero a partire dalla lingua al modo di vivere ma devo tutto a questa città dove ho coronato i miei sogni. In quella stanza in affitto sentivo ogni giorno una voce silenziosa che mi ricordava ciò che avevo lasciato al Sud: la famiglia, gli amici, le case bianche e grigie e c’erano due verbi che risuonavano in testa, ritornare o restare. E io ho scelto di restare ma la nostalgia diventava sempre più canaglia”.
L’artista è un fiume in piena fa cantare il pubblico quasi intimorito dalla grandezza di un incredibile talento musicale che si è fatto amare nel mondo per la sua meravigliosa voce ma, soprattutto, perché è un uomo che nel tempo ha saputo mantenere la sua autenticità e l’attaccamento ai valori originari. L’“usignolo di Cellino San Marco” con il suo potente strumento vocale capace di far vibrare le corde dell’anima, in due ore di concerto ripercorre i suoi grandi capolavori a partire da “Nel sole”, “Angeli”, “Sharazan” e “ Mattino”, passando poi ad “Amara terra mia”, “Volare” per finire con gli indimenticabili successi in coppia con Romina quali “Felicità”, “Ci sarà”, “Nostalgia canaglia”.
“Ci sono molti elementi nella vita, a volte si interrompono e poi si riprendono ma camminando passo dopo passo, si realizzano – si confida così al suo pubblico – Io ne ho vissute tante, alcune davvero pesanti e poi ho deciso di cantarle”. Al Bano parla degli esordi cinematografici, dei suoi maestri, dei sacrifici fatti, dell’amore “il motore della vita” e quando dalla platea qualcuno gli consiglia di ritornare con Romina, lui con un sorriso rimarca il profondo rispetto per l’ex moglie ma nulla più. Poi si sofferma sulla libertà “un bene per chi ce l’ha e guai a chi ce la tocca” e sul quel rapporto profondo con il suo Sud mentre omaggia Napoli con “Iamme iamme ia” augura all’Italia un nuovo Rinascimento. L’apice delle emozioni si raggiunge con la storia di “Amanda è libera” e “Ave Maria” perché “se siamo tutti qui, dietro ogni vita c’è una donna, una mamma che ci ha voluto e desiderato. E ad ogni donna dobbiamo portare rispetto” – rimarca Al Bano. Il viaggio sta per concludersi, l’artista è visibilmente stanco ma prima di lasciare il palco si cimenta con il suo ospite virtuale Enrico Caruso nel duetto “O sole mio” per rimarcare la vera forza di questo Paese: “le belle canzoni, la storia, le radici e se le tradiamo offendiamo la nostra terra”.













