L’Area dello Stretto di Messina è un’area cuspidale dove culture e antropologie nei secoli si sono incontrate e confuse con una natura assai varia e ricca di biodiversità e geodinamicità. La forza simbolica ed evocativa di quest’area è evidente. In pochi chilometri è racchiuso un laboratorio naturale di tutto il Mediterraneo e insieme uno dei più importanti nodi delle culture mitologiche classiche. Non a caso l’area dello Stretto di Messina è il baricentro di un importantissimo sistema di aree protette, riserve naturali e Parchi naturalistici: i Nebrodi, l’Aspromonte, l’Etna, le Eolie, l’Isola Bella, la laguna di Ganzirri e di Marinello, ecc.
Saperi scientifici e umanistici sono qui fortemente interdipendenti ed il loro confine nella storia non può essere rigidamente delineato. Per alcuni aspetti, lo Stretto di Messina è da sempre uno spazio complesso, fortemente caratterizzato dalla pluralità degli approcci conoscitivi. La varietà e la ricchezza dei microclimi, dei sistemi ambientali e dei mondi vitali che qui vivono si intrecciano in modo interdipendente con la vita delle comunità, che da millenni abitano questi spazi, e con la loro capacità di costruire modelli di rappresentazione, poetiche, segni.
La Fondazione Horcynus Orca nasce nel 2004 in questi luoghi paradigmatici del Mediterraneo, dall’impegno civile di persone e organizzazioni che hanno creduto e credono possibile, in territori finiti da anni sotto la soglia di povertà trappola, l’attivazione di processi di liberazione e di risanamento sociale.
Si tratta di una fondazione in partecipazione che prende origine dalla relazione tra enti di ricerca (le Università degli Studi di Messina e di Reggio Calabria, gli Istituti del CNR dell’area, il centro di ricerca multidisciplinare Ecos-Med), imprese responsabili sul piano sociale e ambientale (IDS&Unitelm, GEM, ecc.) e attori del terzo settore che favoriscono l’espansione delle principali libertà personali di fasce deboli di popolazione.
Sul piano economico-sociale, la Fondazione è un cluster che si ispira ai grandi principi costituzionali e sperimenta forme di economie etiche, inclusive, maschili e femminili, capaci sul territorio di contrastare le economie criminali e capaci di porre eguaglianza e coesione sociale, libertà e sostenibilità ambientale quali vincoli esterni all’efficienza economica.
La Fondazione nasce quale ente gestore di un omonimo parco culturale a carattere interdisciplinare. Il complesso monumentale di Capo Peloro, il teatro Siracusa a Reggio Calabria e la piattaforma marina Kobold (fra i primi prototipi al mondo per la produzione di energia dalle correnti marine) sono le sedi principali. Sin dalla premessa iniziale del progetto è stata proposta l’idea di nessi culturali e di labirinto quali metafore del Parco e quali possibili chiavi di lettura del romanzo laboratorio cui il Parco si ispira. Il progetto, infatti così come il romanzo, coinvolge un sistema complesso di saperi (dall’economia sociale e solidale ai sistemi di welfare innovativi, dalla Biologia marina, alla Fisica del Caos, dalle scienze naturali all’Archeologia, dall’Arte alle Scienze della terra, dalla letteratura all’antropologia, dalla sapienza dei pescatori alla ecologia marina) che costituiscono la grammatica e la sintassi di questo spazio millenario: lo scill’e cariddi.
Il Parco Horcynus Orca è pensato come un organismo vivente, un sistema di relazioni in continua osmosi fra saperi ed esperienza. Costituisce un ponte innovativo fra ricerca scientifica, innovazione tecnologica, linguaggi creativi, incontri fra culture, sperimentazione di economie solidali e divulgazione partecipata. Il Parco, fedelmente all’impostazione epistemologica data e ai contenuti sviluppati, si propone come una sorta di ipertesto reale dove il viaggiatore può disegnare un proprio percorso di ricerca e di fruizione personalizzato.
Oggi tre sono le aree di impegno fra esse correlate della Fondazione:
– il Centro Internazionale sulle Scienze e le Tecnologie Marine ed Ambientali, che opera per il Distretto Sociale Evoluto, assai spesso sotto l’egida delle principali Agenzie delle Nazioni Unite, è orientato alla documentazione, ricerca, trasferimento tecnologico e sviluppo di competenze specialistiche. Le principali azioni di ricerca e trasferibilità attualmente riguardano: la possibilità di produrre energie dalle correnti marine (il Parco sta attualmente sperimentando l’utilizzo di un prototipo per la microgenerazione elettrica da correnti marine), la sperimentazione di sistemi wireless territoriali finalizzati al monitoraggio ambientale e per la protezione civile, la progettazione e la costruzione per il Distretto Sociale Evoluto di un parco diffuso di energie rinnovabili il cui rendimento netto viene destinato a finanziare programmi evoluti di lotta alla povertà;
– il polo delle culture mediterranee, che attraverso i progetti permanenti di indagine su economia sociale e solidale, finanza etica ed estetiche ha creato presso il Parco uno spazio relazionale di artisti e artiste, intellettuali, scienziati. La Fondazione è, infatti, impegnata in modo permanente nella ricerca sulle culture, sulle società e sulle economie della sponda sud del Mediterraneo e dell’area sud-est del Mare Nostrum. Responsabile della ricerca sulle arti visive è la prof.ssa Martina Corgnati (docente presso l’Accademia delle Belle Arti di Torino, esperta di fama internazionale del settore membro del Comitato Scientifico della Fondazione).
Le azioni di ricerca hanno permesso di stratificare, in questi anni, archivi sulle arti visive e sulle cinematografiche mediterranee, sulle straordinarie ricchezze ambientali dello Stretto di Messina e sulla memoria civile assai ricchi e rari, oggi gestiti, anche attraverso prototipi scenografici di accesso, da una filiera corta che coinvolge artisti/tecnologi di Studio Azzurro, esperti informatici, antropologi e cooperative sociali che inseriscono persone fragili;
– il polo di divulgazione scientifica e del turismo culturale ed educativo. A Capo Peloro – nel complesso monumentale ai margini dell’omonima riserva naturale – e nello Stretto di Messina sulla piattaforma off shore, ENERMAR, primo prototipo al mondo per la produzione di energia dalle correnti marine, è localizzato il “cuore” del Parco, sede degli spazi creativi, di divulgazione scientifica, multimediali, di animazione alla lettura, della biblioteca, delle sperimentazioni visivo-teatrali, dei percorsi interattivi multidisciplinari, degli spazi per l’arte contemporanea, delle istallazioni immersive, delle dirette audio/video subacquee, degli ambienti attrezzati a studiare le fonti energetiche del mare, ed “osservare” i fenomeni caotici dello Stretto, i pesci abissali, i fossili, i reperti archeologici, delle scuole di sub e di vela.
Per costruire una ricaduta educativa dei processi di ricerca e di internazionalizzazione del Parco la Fondazione ha promosso percorsi di democrazia locale secondo la metodologia dei Territori Socialmente Responsabili (TSR®) ed un patto educativo, capace di coinvolgere tutte le università, le scuole e le agenzie formative istituzionali, formali ed informali del territorio.





