di Domenico Grillone – Un weekend, quello che ha segnato l’inizio dell’estate, all’insegna della musica. Da una parte i giovani del collettivo (L) imitazione che hanno salutato sabato scorso al Museo dello Strumento Musicale l’arrivo della bella stagione con le “summer session”, cioè l’esibizione di quattro band (i lametini Dissidio, i messinesi Les Spritz, i taurianovesi Captain Quentin e la chitarrista romana Lili Refrain), quattro realtà musicali indipendenti che hanno sposato il progetto del collettivo, cioè quello di riportare la città ad essere un punto di riferimento per gli artisti attivi nel circuito della musica indipendente, senza farli saltare sistematicamente dall’altra parte dello stretto; dall’altra la seconda edizione del festival “Rock and Roll in the Summer”, organizzato dall’Associazione Laboratori Musicali in occasione della Giornata europea della musica, svoltasi domenica sera nell’incantevole “Spazio Lupardine” sulla collina di Pentimele che ha visto l’esibizione alcune tra le formazioni musicali più rappresentative della scena musicale reggina, ma anche di Cosenza e perfino d’oltre Manica, come “I Giovani dogi”, “The Dark Tourists”, “Gain”, “Selfishadows”, “Nerogrigio”, “Drunklit”, “A minute to insanity”, “Endless Rapture” e “Barking Snails”.
Due iniziative, due eventi che hanno visto, complessivamente, la partecipazione di oltre un migliaio di giovani amanti della musica che hanno potuto così confrontarsi e soprattutto vivere momenti intensi di socialità a tutti i livelli. Segno che in una città alla prese con una serie di problemi che attanagliano un’intera comunità sul piano economico, dei servizi e più in generale con una qualità di vita che si presenta sempre più problematica, esiste un mondo giovanile che vuole essere sempre più protagonista della propria vita uscendo dai classici recinti del divertimento tout court delle discoteche, dell’abbronzatura nelle spiagge più alla moda o nella frequentazione dei luoghi di tendenza. In sostanza, le due iniziative hanno mostrato quanta voglia di aggregazione esiste tra la gioventù reggina, alle prese con la mancanza di spazi, la poca attenzione della classe politica verso le tipiche istanze giovanili sempre più creative e con tanti sogni dentro ad un cassetto nella speranza di poterli realizzare. Due appuntamenti che hanno visto un impegno ed una volontà a costruire i due eventi degni della massima attenzione. Da una parte il collettivo (L) imitazione che ha curato nei minimi dettagli la realizzazione dei due palchi del Mustrumu in cui si sono esibiti le band ospiti, regalando momenti di autentico entusiasmo per le trovate sceniche degli artisti, per la creatività e per una qualità musicale di livello; dall’altra un festival, il “Rock and roll in the Summer”, nato per portare alla ribalta realtà musicali che danno vita a nuovi repertori esprimendosi con vari linguaggi ma con una matrice comune in quel variegato mondo che è oggi definito con la denominazione “indie”. Appuntamento, quest’ultimo, che ha permesso alle tante band reggine di esibirsi, per alcune si trattava di un vero e proprio esordio, in uno scenario incantevole come può essere la collina di Pentimele, arricchito da un vera e propria novità partorita dalla fervida creatività di Alex Perdido (Alessio Laganà), nome assai conosciuto negli ambienti della musica reggina, con il suo “Cook Sound System”, esperimento di musica e cucina

Artefice del festival è stata Teresa Mascianà, la cantautrice di origine calabrese conosciuta nella scena locale per aver aperto la prima sala prove di Reggio Calabria e successivamente diventata tecnico del suono di musicisti come Roy Paci e Parto delle nuvole pesanti e poi bassista per altre band, oltre ad aver inciso parecchi brani ponendosi all’attenzione della scena musicale italiana.
Artefice perché annualmente mette a disposizione dei giovani musicisti lo spazio Lupardine, di sua proprietà, diventato la sede estiva dell’associazione che lei presiede. “La mia associazione, nata nel 1997, conta circa mille tesserati e più o meno 200 sono le band che frequentano le sale prove per registrare la propria musica – spiega Teresa Mascianà – cerchiamo di seguire i progetti che nascono dopo l’incisione per essere immessi sul mercato. Ma c’è da dire che molti fanno musica solo per passione: ne vengono di tutte le età, estrazioni sociali, in alcuni gruppi suonano insieme padre e figlio. Insomma, dietro tutto questo c’è una bellissima realtà”. Sullo spazio Lupardine c’è poco da dire, è veramente splendido. “Lo spazio è grande, può ospitare un migliaio di persone, e soprattutto non diamo fastidio a nessuno, specie se si pensa ai limiti della città, in estate ed inverno, rispetto agli spazi dedicati ai giovani ed alla musica. Un luogo protetto per il quale cerchiamo tutti insieme di ripulirlo per il semplice fatto che vogliamo fare musica. E la ‘materia prima’ esiste. La mia scelta artistica di portare quest’anno soltanto band reggine è stata dettata dal fatto che non c’era alcuna necessità di invitare altre band da fuori città, perché i musicisti reggini sono così tanti che è un piacere ascoltarli”.
(Foto di Antonio Sollazzo)
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