di Grazia Candido – Andranno a casa i 150 dipendenti delle società miste Recasi e Reges? Si prospetta un “dramma incombente sulle società partecipate del Comune di Reggio Calabria” e a denunciarlo questa mattina, presso la sede del Coordinamento di Via Giudecca, puntando il dito contro l’amministrazione Falcomatà rea di “non voler salvaguardare i posti di lavoro come promesso”, gli esponenti del centro destra Franco Germanò già Presidente della Recasi, i responsabili Reggio Futura rapporti con l’informazione Oreste Romeo e Alessandra Bordini, i consiglieri comunali Massimo Ripepi e Antonino Matalone.
“Il futuro è abbastanza plumbeo per le due società miste e, nonostante la legge di stabilità e i recenti provvedimenti del Decreto Enti locali che aprono delle strade, registriamo un’inconcludenza, uno zigzagare continuo da parte dell’Amministrazione Falcomatà che è stata poco chiara e la cui condotta lascia molto a desiderare – esordisce l’avvocato Romeo – Benchè nelle due delibere di Giunta, la n.47 del 27 Aprile 2015 e la n.85 del 19 Giugno viene recitato il mantra della salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Recasi e Reges i cui contratti scadono il 27 Luglio per la prima e il 3 Ottobre per la seconda, scopriamo invece che non c’è alcuna volontà amministrativa di preservare questi patrimoni umani e di risorse. Noi lanciamo un allarme per tutelare non solo le famiglie delle due società miste coinvolte ma anche salvare i valori e le esperienze acquisite in questi anni e messi al servizio della città. E’ assurdo – continua Romeo – che l’amministrazione Falcomatà parli prima di tutelare la manodopera e poi chieda la convocazione di un’assemblea straordinaria perché vengano poste in liquidazione le due società. Ancora una volta prendiamo atto dell’opacità del percorso seguito dell’amministrazione comunale che mostra delle incongruenze palesi e continua a fare una politica fatta solo di annunci”.
Ma ci va giù pesante l’ex presidente della Recasi, Germanò, visibilmente in difficoltà a dover parlare di una sua “creatura” nella quale ci ha lavorato insieme ai dipendenti per sei anni, “tutti preziosi professionisti – li definisce – con i quali abbiamo costruito un valido ed efficiente modello societario che oggi, rischia di essere eliminato”.
“La preoccupazione è massima perché dagli atti deliberativi della Giunta Falcomatà registriamo un’inversione di tendenza ma, soprattutto, dichiarano il falso: nella delibera del 27 aprile visti i pareri di regolarità tecnica e contabili e l’importante servizio svolto dalle due società apprezzato dall’attuale amministrazione, si era deliberato in base al Piano operativo di razionalizzazione delle società partecipate, all’individuazione della forma societaria che dovrà assumere il nuovo soggetto nascente dalla fusione delle società Reges e Recasi. Nella delibera del 19 Giugno, invece, l’amministrazione prende atto dell’impossibilità di rinnovare i contratti di servizio per le due miste pur prevedendo la salvaguardia dei livelli occupazionali e quindi si rimangia ciò che aveva deliberato prima. Uno dei due atti è viziato da falsità ideologica – tuona Germanò che mette in evidenza come da 3 anni a questa parte, gli atti sono stati firmati dallo stesso dirigente, “mamma del capogabinetto senza contratto del Sindaco” – ed è palese la volontà amministrativa di sciogliere le società. La Recasi ha già avviato le procedure di mobilità per la fine dei contratti e, inevitabilmente, si arriverà al licenziamento. Idem per la Reges. E’ di ieri poi la notizia che è stato chiesto alle due miste di procedere alla convocazione di un’assemblea straordinaria entro 5 giorni per la messa in liquidazione delle due società e questo è gravissimo perché la mannaia del licenziamento è sulla testa dei lavoratori”.
L’ex presidente della Recasi parla di un “grosso danno materiale e immateriale alla città non solo in termini occupazionali ma anche per l’inevitabile assenza di servizi essenziali quali la riscossione di tributi e la gestione di settori fondamentali per la vita dell’amministrazione che ad oggi, sono svolti dalla Reges e Recasi ma con la chiusura delle due società, da chi saranno fatti?”.
“E’ un’azione amministrativa deleteria portata avanti da persone incompetenti, incapaci o in mala fede che ora devono pagare le loro cambiali politiche assunte in campagna elettorale – continua Germanò che ricorda la manifestazione dello scorso Febbraio nella quale il Comune ricercava soggetti privati – Chiedo al procuratore De Raho di attenzionare il tutto perché all’interno di certi sistemi ci sono gli stessi soggetti che fanno parte della Sogas, dell’informatica medica, di settori abbastanza caldi. E poi il sindaco parla di costituzione di Hub ma non è un ospedale né un aeroporto, si chiama Holding, società finanziaria che detiene il controllo di un gruppo di aziende attraverso il possesso diretto o indiretto di una rilevante quota del pacchetto azionario di ciascuna. E la smetta di ingannare i lavoratori annunciando un affidamento diretto a un nuovo soggetto perchè è possibile farlo solo una volta con un importo di 200 mila euro e questo vuol dire, andare avanti per un mese e poi chiudere”.
Ma per Germanò dietro c’è ben altro: “Forse è in atto una strategia per nulla favorevole: obiettivo di questa amministrazione è tener in vita un ramo di azienda continuando a gestire i servizi, utilizzando alcune unità di personale e mandando a casa il resto sino alla costituzione del nuovo soggetto che pagherà le cambiali politiche. E poi come può assumere l’Avr trenta dipendenti se non ha ad oggi alcuna garanzia di riaffidamento del servizio? Invito i consiglieri comunali di maggioranza e opposizione ad assumersi le proprie responsabilità, a svegliarsi e a far convocare un Consiglio per discutere sulle sorti delle società miste. Basta con i giochetti di una classe dirigente giovane che, invece di risolvere i problemi, annulla tutto ciò che di buono è stato fatto in questi anni”.
Massimo sostegno è stato garantito dai consiglieri Ripepi e Matalone che ribadiscono “l’incapacità amministrativa e la difesa dei posti di lavoro” così come la responsabile Bordini che si sofferma “sul patrimonio umano delle due società miste per il quale il centro destra farà una battaglia serrata anche se l’amministrazione Falcomatà lo vuole buttare via dalla finestra”.
Caso Burrone – Una breve parentesi si apre sul caso “Burrone-Maiolino” ed è l’avvocato Romeo ad urlare “Chi spacca, paga – riferito al consigliere di cdx Maiolino colpevole di aver fatto pace con il collega Burrone – Rispetto la sfera personale del capogruppo Maiolino che ha chiesto prima le dimissioni del consigliere Burrone per poi decidere di sorvolare su un fatto gravissimo. Io come tanti altri membri del centrodestra non mi riconosco in quella scelta perché Burrone ha offeso la città, un’offesa perseguita poi dal sindaco e dalla sua Giunta”. Sulla stessa linea l’ex assessore Germanò che alle offese del consigliere di centro sinistra risponde fieramente di “essere un topo di fogna e non stringerò mai la mano a Burrone se non quando si dimetterà. Chi non ha vissuto quegli anni, chi non ha tatuato sulla pelle e nell’animo quella storia politica, non può capire certe cose e Burrone è uno di questi”.





