• Home / CITTA / ”La più grande operazione antidroga della storia” (VIDEO)

    ”La più grande operazione antidroga della storia” (VIDEO)

    di Stefano Perri – Quattro mila chili di cocaina purissima. E’ il risultato della maxi operazione antidroga messa a segno stamani dalla Procura antimafia di Reggio Calabria ed eseguita dalla Guardia di Finanza di concerto con la Guardia Civil spagnola e la Dea, agenzia antidroga americana, che ha permesso di sgominare un’organizzazione internazionale di narcotrafficanti, con basi in più di sedici Paesi sparsi per il globo, e di arrestare in totale 34 soggetti, legati a vario titolo alle famiglie di ‘ndrangheta calabresi e alle organizzazioni criminali sudamericane dedite alla produzione e al traffico internazionale degli stupefacenti.

    ”La più grande operazione antidroga della storia” – Si tratta, come hanno sottolineato i Procuratori Federico Cafiero de Raho e Nicola Gratteri, accompagnati questa mattina dal responsabile della Dea per le aree geografiche Europa e Nord Africa James Allen – della più vasta operazione antidroga mai realizzata, non solo per il numero delle persone coinvolte, ma anche per l’enorme quantitativo di stupefacente sequestrato e per l’assoluta transnazionalità del fenomeno, che arrivava a coinvolgere sedici nazioni in tutto il mondo”.

    Operazione Santa FèIl mondo in mano alla ‘ndrangheta – La droga arrivava dalla Colombia attraverso altri paesi dell’America latina e poi faceva tappa nei porti della Spagna e del Portogallo per poi essere smistata verso l’Italia. L’organizzazione, che vantava importanti collaborazioni tra le famiglie di ‘ndrangheta calabrese, in particolare tra i gruppi criminali della locride, nella cosca Aquino Coluccio di Marina di Gioiosa jonica, e del mandamento tirrenico, con le cosche Alvaro di Sinopoli e Pesce di Rosarno.

    Gioia Tauro la porta d’ingresso in Europa – Il punto di destinazione finale era proprio il porto di Gioia Tauro, dove le Fiamme Gialle di Reggio Calabria hanno sequestrato negli ultimi due anni più di 500 dei 4000 chilogrammi di cocaina rinvenuti in totale. ”Quella in atto a Gioia Tauro è una vera e propria guerra – ha spiegato il Comandante provinciale della Guardia di Finanza Alessandro Barbera – che ci spinge ogni giorno a tenere al massimo i livelli di attenzione per individuare i containers all’interno dei quali si nasconde lo stupefacente”. I dispositivi messi in atto dall’organizzazione arrivavano a contrastare quasi fisicamente gli uomini della Guardia di Finanza. In un’occasione, non essendo riusciti a prelevare i borsoni con la coca nascosti all’interno di una nave, gli uomini del clan  erano arrivati addirittura ad inseguire il carico, ripartito da Gioia Tauro, a bordo di altre imbarcazioni, chiedendo che la droga gli fosse passata in alto mare.

    Operazione Santa Fè 2Il cartello della ‘ndrangheta – A capo dell’organizzazione c’erano Francesco Di Marte, Antonio Femia, Nicodemo Fuda ed i fratelli Giuseppe e Vincenzo Alvaro, punti di riferimento e capisaldi storici del narcotraffico internazionale nella piana di Gioia Tauro, nella Locride e nel versante tirrenico aspromontano. Le cosche avevano costituito una sorta di sodalizio, un vero e proprio cartello, che serviva ad aumentare a dismisura i quantitativi di cocaina da ordinare in Sud America ed in questo modo abbassare il prezzo di acquisto che arrivava a circa 1100 euro al chilogrammo. Una volta immesso sul mercato, l’ingente quantitativo di coca sequestrato nei due anni di indagine, avrebbe fruttato alle casse delle cosche più di un miliardo di euro.

    I carichi dal Sud America – Gli operativi del gruppo erano in particolare i fratelli Alvaro. Grazie ai loro saldi e numerosi contatti con operatori portuali dipendenti della società Medcenter, attiva all’interno del porto di Gioia Tauro, erano in grado di pianificare il recupero della cocaina che veniva nascosta all’interno dei containers in arrivo al porto. La tecnica utilizzata era quella di occultare i borsoni in un container su navi di società assolutamente inconsapevoli. Il numero del container veniva poi segnalato ai sodali italiani che si recavano al porto per ritirare i borsoni contenenti lo stupefacente aggirando i dispositivi di controllo.

    dea a reggio calabriaLa partecipazione della Dea americana – Il filone italiano dell’indagine, proprio per la specificità dell’organizzazione transnazionale che gestiva il narcotraffico, si è inserita nella più ampia attività di livello mondiale condotta dalla Dea americana, conosciuta come ”Angry Pirate”, svolta contestualmente in diversi paesi del mondo, che ha inseguito negli ultimi due anni i produttori e i compratori indagati nel procedimento Santa Fè, condotto dalle autorità italiane.

    Operazione Santa Fè 3Sinergia mondiale per la lotta al narcotraffico – Investigatori italiani, spagnoli, americani, con il supporto della polizia colombiana e delle forze dell’ordine degli altri paesi coinvolti, hanno lavorato fianco a fianco per sgominare l’organizzazione criminale che stava alla base del traffico internazionale. La ‘ndrangheta vantava infatti basi operative in Brasile, in Argentina, nella Repubblica Dominicana, in Colombia, in Spagna e Montenegro, dove erano radicati importanti esponenti che rispondevano agli ordini dell’organizzazione calabrese o a soggetti ad essa collegati.

    La ‘ndrangheta trattava con le Farc colombiane – Le fonti di approvvigionamento erano soprattutto in Colombia ed erano gestiti direttamente dai comandanti delle forze armate rivoluzionarie delle Farc, un gruppo attivo da anni in America Latina che da tempo utilizza la produzione di coca per autofinanziamento. I contadini colombiani producono lo stupefacente che poi viene venduto e distribuito in tutto il mondo garantendo in questo modo all’organizzazione ingenti flussi di denaro per l’acquisto di armi e per il controllo politico del territorio.  L’organizzazione controllata dalla ‘ndrangheta era talmente forte e radicata sul territorio colombiano non solo da trattare alla pari con i generali delle Farc ma addirittura di entrare nel territorio da essi controllato, in luoghi della foresta amazzonica dove neanche l’esercito colombiano riesce ad accedere, e partecipare direttamente alla produzione della coca che poi veniva importata in Italia attraverso le basi di appoggio internazionale.

    Operazione Santa Fè 4I sequestri eccellenti – Tra i risultati più significativi raggiunti dagli investigatori c’è stato anche il sequestro, avvenuto il giorno di capodanno al largo delle isole Canarie, in territorio spagnolo, di più di 700 chilogrammi di cocaina, su un veliero diretto in Italia. In Argentina invece, durante i preparativi di una grossa spedizione diretta in italia, venivano accertati i contatti della cosca Alvaro di Sinopoli con importanti esponenti della malavita serbo-montenegrina, che fungeva da supporto alle esportazione degli stupefacenti.