I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria e del Comando Provinciale di Vibo Valentia, dopo aver effettuato dei mirati sopralluoghi coadiuvati da CTU della Procura e da personale dell’ARPACAL, nell’area di frana, nel depuratore della Z.I. di Maierato ed in quattro Stabilimenti Industriali, nonché l’acquisizione di documentazione presso gli Uffici del Comune di Maierato e della Provincia di Vibo Valentia, hanno notificato otto Avvisi di Garanzia emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vibo Valentia.
Gli avvisi di garanzia sono stati emessi nei confronti di due funzionari del comune di Maierato e di due funzionari della Provincia di Vibo Valentia, per i reati di disastro colposo 449 CP e Frana 426 CP, nonché nei confronti di quattro imprenditori della zona industriale di Maierato per disastro ambientale doloso 434 CP e Frana 426 CP.
Le attività d’indagine, avviate da militari del Nucleo Operativo Ecologico e della Compagnia CC di Vibo Valentia, risalgono a periodo di tempo antecedente alla frana e cioè all’anno 2008 a seguito di una denuncia presentata da un contadino della zona che aveva segnalato una strana colorazione del fosso Scuotapriti accompagnata de esalazioni nauseabonde. I successivi approfondimenti d’indagine, hanno consentito di accertare una mancata gestione del depuratore a servizio della predetta zona industriale e l’illecito smaltimento di reflui industriali inquinanti nel predetto fosso. In particolare, le quattro aziende maggiormente coinvolte, che già dalle prime indagini furono interessate da provvedimenti di sequestro parziale o totale dell’opificio, ed in alcuni casi anche dell’arresto in flagranza dei due soci per illecito smaltimento di rifiuti speciali pericolosi.
Gli accertamenti dei tecnici della Procura, che si è avvalsa, per taluni aspetti societari, anche della Guardia di Finanza, hanno consentito di stabilire che la reazione chimica provocata delle sostanze illecitamente smaltite nel predetto fosso, hanno contribuito in modo assolutamente determinante alla verificazione dell’evento frana.
Le indagini hanno consentito di accertare che tutti gli indagati, con le loro condotte commissive (imprenditori) od omissive (pubblici funzionari) cagionavano una frana di enormi proporzioni per vastità e caratterizzata da una diffusione talmente repentina da esporre a un concreto pericolo la collettività. Nello specifico, tali condotte, contribuivano a acidificare fortemente le acque del predetto Fosso Scuotapriti che, attraverso l’ininterrotto scorrimento sotterraneo tra le rocce carbonatiche caratteristiche del sottosuolo, provocavano la lenta e progressiva destrutturazione dei calcari; la quale, combinato con la sovrassaturazione dell’area dovuta, oltre che a deflussi superficiali e allo scarico di acque bianche, anche alle copiose precipitazioni registratesi nei giorni immediatamente precedenti all’evento, provocava una repentina accelerazione del processo di dissoluzione delle rocce e quindi il collasso del sistema geologico di località Giardino





