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    Protesta Reggio Calabria Terzo settore 3

    Tra cavilli burocratici e previsioni di spesa. I poveri ed i più deboli possono aspettare

    di Domenico Grillone – Un’inerzia dettata dalla burocrazia, “quella che uccide veramente”. Così assicurano i rappresentanti del Terzo Settore, Cisl Fp, delle organizzazioni che si occupano di salute mentale, tossicodipendenze e Adi (assistenza domiciliare integrata), assieme a quelli di Lega Cooperativa sociale e del coordinamento regionale degli entri accreditati nell’ambito delle dipendenze (Crea), ritrovatisi questa mattina a protestare fuori dal portone dell’Azienda sanitaria provinciale che ancora, nonostante le rassicurazioni, non ha deliberato gli impegni di spesa relativi al 2015 per servizi che riguardano, nel complesso, oltre 600 persone tra le più fragili ed emarginate. Nemmeno l’incontro avvenuto in mattinata tra il direttore generale Santo Gioffrè, il direttore sanitario Barillaro ed il responsabile della Salute mentale Michele Zoccali con i rappresentanti della Cisl e del Forum del Terzo settore è servito a diradare le tante nubi che avvolgono tutto il comparto. Sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo visto che in questi ultimi tempi alle parole non sono seguiti i fatti, entro la prossima settimana ad ogni capitolo si assegnerà un impegno di spesa. Protesta Reggio Calabria Terzo settore 3Le conseguenti delibere permetteranno poi di liquidare i primi mesi del 2015. Per il settore della Salute Mentale, a seguito del Piano territoriale regionale, tre sono i mesi di tempo affinché le strutture si adeguino allo stesso piano. A tal proposito è stato istituito un tavolo tecnico, fissato per il 22 giugno prossimo, per discutere sulla questione. Per le cure domiciliari l’Asp 5 dovrà confrontarsi con la Regione in un incontro che si terrà prossimamente a Catanzaro. Si tratta, in sostanza, di una serie di atti amministrativi che porterebbe al pagamento delle spettanze arretrate ma, al momento, mancando la cosiddetta “previsione di spesa”, tutto rimane sospeso. Il motivo, secondo quanto affermato dai rappresentanti del Terzo settore, è da ricondurre anche all’esplicito diniego del direttore amministrativo dell’Asp 5, nonostante negli anni scorsi si sia ovviato a questo impedimento adottando l’esercizio provvisorio di spesa.

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    “Non si possono sospendere i servizi per un problema burocratico – spiega Luciano Squillaci, portavoce del Forum del Terzo settore – e per il settore della salute mentale la questione è ancora più grave perché in città viviamo una realtà in cui si è data una prima risposta, quella più avanzata, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici. Oggi queste strutture non hanno riconoscimenti, accreditamento, autorizzazioni, normative di riferimento. Strutture, è bene ricordarlo, che hanno una direzione e personale sanitario pubblico, ma l’Asp si dimentica di loro”. Il paradosso dei paradossi è la sospensione del pagamento delle cure domiciliari, mille sono i pazienti interessati a questo tipo di intervento, quelle che dovrebbero fare risparmiare un bel pacco di soldi all’azienda sanitaria. La verità, secondo quanto afferma Squillaci, è che “i bilanci sono strumenti politici e non tecnici. Occorre che i responsabili, direttore o commissario poco importa, si assumano la responsabilità di scelte politiche precise, che sono quelle a favore dei più poveri e dei più fragili. Poi viene tutto il resto”. Il rischio, se non si interviene a favore di tutte queste strutture, e che le stesse chiudano con le conseguenze che tutti possono immaginare.