di Angela Panzera – La Procura generale di Reggio Calabria invoca oltre 300 anni di carcere per i 26 imputati del maxi processo “Crimine” in corso di svolgimento dinanzi la Corte d’Appello di Reggio Calabria, Costa presidente. Questa mattina è terminata infatti, la requisitoria dei sostituti procuratori generali Adriana Fimiani e Antonio De Bernardo impegnati a sostenere l’accusa nel dibattimento culminato nel luglio del 2013 con 24 condanne e 12 assoluzioni. La sentenza fu emessa dal Tribunale di Locri il 19 luglio del 2013 e il Collegio, presieduto da Alfredo Sicuro, dispose le seguenti condanne, per circa 2 secoli di detenzione: Vittorio Barranca 8 anni, Francesco Bonarrigo 12 anni, Giuseppe Bruzzese 9 anni, Giuseppe Caccia 3 anni e 8 mesi, Giuseppe Capasso 2 anni, Michele Capasso 2 anni, Domenico Rocco Cento 9 anni, Antonio Angelo Cianciaruso 8 anni, Antonio Commisso 15 anni, Roberto Commisso 8 anni, Antonio Cuppari 9 anni, Antonio Figliomeni 11 anni, Michele Fiorillo 8 anni, Vincenzo Fleres 2 anni, Antonio Futia 11 anni, Domenico Gangemi 19 anni, Francesco Gattuso 16 anni, Giuseppe Giampaolo 9 anni, Ernesto Mazzaferro 18 anni, Vincenzo Nunnari 2 anni, Nicola Perrotta 2 anni, Mario Giuseppe Stelitano 15 anni, Rocco Bruno Tassone 13 anni. Ad essere assolti sono invece furono Anna Maria Agostino, Franca Agostino, Francesco Agostino, Rocco Agostino, Giuseppe Chiera, Guido Cillo, Carmelo Ferraro, Francesco Marzano, Marzia Mazzaferro, Salvatore Pepè, Giuseppe Siviglia e Giuseppe Velonà. Adesso per molti imputati la Procura Generale ha chiesto al conferma della decisione di primo grado, per molti un sostanziale inasprimento di pena e per altri imputati assolti invece è stata richiesta la condanna. Il procedimento “Crimine” scaturisce dalla maxioperazione del 13 luglio 2010, che ha ricostruito il principio dell’unitarietà della ‘ndrangheta, capace di spingersi oltre i confini regionali e nazionali. Fondamentali, nel corpus accusatorio, le intercettazioni ambientali, captate a casa del boss Giuseppe Pelle, nella lavanderia Ape Green di Siderno di Giuseppe Commisso, “u mastru”, ma, soprattutto, le acquisizioni ottenute nel corso della festa a Polsi, per le celebrazioni in onore della Madonna della Montagna dove, secondo gli inquirenti, ogni anno sarebbero state ratificate le nuove cariche di ‘ndrangheta. Adesso la parola passerà ai difensori. La sentenza del troncone ordinario del processo “Crimine” è attesa per il 10 giugno.
Di seguito le richieste di condanne invocate dai pg Fimiani e De Bernardo:
Barranca Vittorio 18 anni di reclusione
Bonarrigo Francesco 22 anni di reclusione
Bruzzese Giuseppe conferma condanna primo grado
Caccia Giuseppe conferma condanna primo grado
Capasso Michele conferma condanna primo grado
Cento Domenico Rocco 16 anni e 8 mesi di reclusione
Cianciaruso Antonino Angelo conferma condanna primo grado
Commisso Antonio 20 anni di reclusione
Commisso Roberto 13 anni di reclusione
Cuppari Antonio 22 anni di reclusione
Ferraro Carmelo 13 anni di reclusione
Figliomeni Antonio 19 anni di reclusione
Fiorillo Michele 12 anni di reclusione
Fleres Vincenzo conferma condanna primo grado
Futia Antonio conferma condanna primo grado
Gangemi Domenico conferma condanna primo grado
Gattuso Francesco conferma condanna primo grado
Giampaolo Giuseppe 21 anni di reclusione
Marzano Francesco 12 anni di reclusione
Mazzaferro Ernesto conferma condanna primo grado
Nunnari Vincenzo conferma condanna primo grado
Perrotta Nicola conferma condanna primo grado
Siviglia Giuseppe 16 anni di reclusione
Stelitano Mario Giuseppe 26 anni di reclusione
Tassone Rocco Bruno 26 anni e 8 mesi di reclusione
Velonà Giuseppe 12 anni di reclusione





