Il 12 marzo è stato presentato l’attesissimo DDL su La Buona Scuola in Consiglio dei Ministri, iniziato l’iter parlamentare, il Governo punta alla sua conversione in legge entro la metà del mese di maggio e gli stringenti tempi per la discussione parlamentare non escludono la questione di fiducia. Il Piano sulla scuola era stato sponsorizzato attraverso una consultazione dall’evidente significato propagandistico che ha portato risultati partecipativi poco soddisfacenti.
I drammatici dati sulla dispersione scolastica, pari al 17% con picchi del 26% proprio nel nostro sud, trasmettono la necessità di mettere mano sul sistema scolastico italiano, reputiamo decisamente apprezzabile che il Governo abbia messo questo tema tra le priorità presenti sulla propria agenda, purtroppo però la riforma ha suscitato in noi e in tanti altri, studenti e lavoratori, non poche perplessità.
Dall’analisi del nuovo Piano scuola emerge un accentramento eccessivo di potere nelle mani del dirigente scolastico a discapito di docenti e studenti, un modello autoritario che di certo non è un buon esempio di amministrazione democratica.
La scuola pubblica, in quanto tale, deve essere capace di autodeterminarsi rimanendo fuori da logiche di aziende e imprese e dalle loro influenze, non è per niente auspicabile il sostegno del Governo alla necessità degli investimenti privati nel sistema scolastico. E’ assolutamente inaccettabile il fatto che l’Italia sia risultata nel 2014 il Paese che spende di meno nell’istruzione fra gli stati europei membri dell’OCSE in rapporto al proprio PIL, percentuale che ammonta appena al 4,6%, decisamente poco se confrontata con la media europea del 6%.
La Corte di Giustizia Europea ha recentemente stabilito la stabilizzazione del personale precario della scuola in Italia che abbia svolto almeno 36 mesi di servizio. Ammonizione alla quale il governo sembra essere deciso a rimediare mediante la prevista stabilizzazione di circa 150.000 docenti. Nel piano però ci sono molte zone d’ombra che urgono chiarezza , come sugli impegni economici e sulle coperture, va inoltre sottolineata l’assenza di stabilizzazione del personale ATA per il quale valgono le stesse ragioni di urgenza.
Difronte ad una prospettata concezione aziendalista della scuola pubblica, i cui contributi e obiettivi sembrano sempre più essere dettati dalle esigenze dell’ultra competitivo e ristretto mercato del lavoro, è necessario mettersi in gioco e gridare a gran voce la necessità di un dibattito realmente democratico su un tema di fondamentale importanza come è quello della scuola, strumento di emancipazione e costruzione di una società egualitaria. E’ per questo che domani, come circolo GD Valarioti di Cosenza, saremo in piazza al fianco di studenti, docenti, lavoratori e sindacati, la scuola è un bene di tutti!
Alessandro Mazzotta
Responsabile Scuola Economia e Lavoro – GD Valarioti Cosenza




