di Stefano Perri – Scatole cinesi. Società dentro società per eludere i controlli sulla certificazione antimafia e acquisire appalti milionari per conto degli enti pubblici. Dietro la A&A Srl, società con sede legale a Messina, e dietro la Co.Ge.M Costruzioni Generali e Manutenzione, c’erano i coniugi Amedeo Matacena e Chiara Rizzo. L’ex deputato di Forza Italia insieme alla moglie ne detenevano rispettivamente il 90% ed il 45% del capitale sociale.
Ad accertarlo sono stati gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia che, su disposizione del Tribunale di Reggio Calabria, hanno messo i sigilli sulle quote delle due società riconducibili a Matacena e alla moglie.
Un provvedimento scaturito dalle risultanza processuali dell’indagine ”Breakfast”, che è valsa ad Amedeo Matacena, attualmente latitante a Dubai, la condanna definitiva a 5 anni, recentemente ridotta a 3 anni dalla Cassazione, per concorso esterno in associazione mafiosa.
Passando al settaccio l’archivio di Maria Grazia Fiordelisi, segretaria di Matacena, gli agenti della Dia sono riusciti a ricostruire il sistema di scatole cinesi messo in piedi dall’ex parlamentare per mettere le mani sui più succosi appalti pubblici del comprensorio di Reggio Calabria. Gli investigatori hanno dimostrato come dietro le quote delle due società sequestrate, ci fossero in realtà gli interessi dei Matacena, opportunamente schermati attraverso le società Seahorese S.A, Morning Breeze S.A, entrambe con sede all’estero, e la Sirefid Spa con sede in Italia.
Un meccanismo che consentiva a Matacena di occultare la sua presenza all’interno della compagine societaria della Co.Ge.M Srl, società che nel periodo in cui operava l’ex parlamentare del Pdl ha ottenuto importanti appalti come il tapis roulant di Reggio Calabria, la pista dell’aeroporto, il lungomare, il cimitero, la palestra dei Vigili del Fuoco ed altre piazze e complessi residenziali pubblici. Un giro d’affari enorme, stimato in circa 65 milioni di euro. Soldi che secondo gli uomini della Dia, da un conto corrente all’altro, finivano dritti nelle tasche di Amedeo Matacena e della moglie Chiara Rizzo.





