Rinviato a giudizio Roberto Roccella, l’appuntato dei Carabinieri accusato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Lo ha deciso ieri il gup Antonino Laganà che ha disposto il processo per il militare. Roccella, difeso dal legale Renato Russo, era finito nel registro degli indagati poiché per gli inquirenti avrebbe attestato il falso in una relazione di servizio con la quale avrebbe dovuto riferire in merito al rapporto con Giovanni Zumbo, condannato in appello per il reato di concorso esterno a 11 anni di carcere nell’ambito del processo “Piccolo Carro”. Stando alle carte dell’inchiesta siglata dal pm antimafia Giovanni Musarò e dall’aggiunto Nicola Gratteri, Zumbo avrebbe intrattenuto un rapporto come fonte confidenziale proprio con l’appuntato Roccella. Ma la “talpa” è un personaggio molto strano considerando che fu beccato a casa del presunto boss Peppe Pelle a spifferare particolari sulla maxi indagine “Crimine”, molti mesi prima che questa venga portata a compimento, il 13 luglio 2010. A Roccella fu chiesto di interrompere i rapporti con la sua fonte; per la Procura, l’imputato pur avendo affermato in una relazione scritta il 26 maggio 2010 di non avere più contatti con Zumbo invece, avrebbe continuato a sentirsi. Contatti che sarebbero andati avanti grazie a due schede telefoniche attivate, secondo gli inquirenti, in modo da poter comunicare fra loro su argomenti più riservati eludendo eventuali operazioni di intercettazione telefonica. La Procura invece, avrebbe scoperto tutto. Per lui il processo inizierà il prossimo 6 ottobre. (an.pa.)





