di Domenico Grillone – Un suono morbido, avvolgente, di grande intensità emotiva. Fabrizio Bosso, il più grande trombettista jazz italiano, ha dimostrato ancora una volta al teatro Siracusa, nella serata conclusiva del Play Music Festival, di saper colpire cuore e anima di un pubblico,
anche quello più svogliato o lì solo per curiosità, rimasto letteralmente stordito da tanta bellezza.
Incantato da una profondità sonora ed una sensibilità musicale che travalicano generi ed etichette per toccare le corde più intime dell’animo umano. D’altronde Bosso l’ha dichiarato più volte, lui vuole essere considerato musicista piuttosto che jazzista. Anche se poi ammette di aver scelto il jazz. Ma questa volta Bosso, autore di due concerti in città (indimenticabile quello assieme a Sergio Cammariere) nell’ambito di vari festival negli ultimi tre anni, si presenta in una veste insolita, accompagnato dagli Urban Fabula: un piano trio composto da Seby Burgio al piano, autentico talento, da Peppe Tringali alla batteria ed Alberto Fidone al contrabbasso, anche loro eccellenti musicisti. Un trio, siciliano doc, finalista all’European Jazz Contest e, nonostante la giovane età, capaci di porsi all’attenzione generale vincendo numerosi premi e classificandosi al primo posto in diversi concorsi nazionali ed internazionali. Per la stampa specializzata si può sicuramente parlare “di una delle realtà italiane emergenti più significative”. E Bosso, entrato ormai da tempo a far parte di quella piccola schiera di musicisti che rappresentano al meglio l’Italia nel panorama internazionale e che vanta collaborazioni e una produzione musicale di tutto rispetto, questa volta si è messo quasi a servizio della creatività, della freschezza e della fantasia del trio, intuendone le grandi capacità espressive.
E così, nel ruolo di “spiritual guidance” musicale con le magiche note della sua tromba Bosso ha saputo creare la sintesi perfetta dei suoni attraverso una sorta di inspiegabile alchimia ma di una complicità palpabile. Che alla fine ha prodotto incanto e bellezza, oltre ai prolungati applausi di un pubblico stupito di come la musica possa elevarsi a livelli così alti (le splendide foto di Marco Costantino che corredano l’articolo sono eloquenti). Un’ora e mezzo di concerto in cui Bosso ed i Fabula Nova hanno ripercorso alcuni standard jazz (minor mood, body and soul, secret love, nearness of you, there is no greather love, wide green, dizzy’s blues) cercandosi costantemente, dialogando su un filo musicale in cui nulla è improvvisato. E per finire due bis che da soli già valevano tutto il concerto: “Estate” di Bruno Martino (famoso pianista e cantante jazz, l’unico italiano ad essere sul Real Book, la bibbia dei brani-standard jazz), ed “In a sentimental mood”, la famosa composizione jazz di Duke Ellington. Della prima si ricorda una versione dello stesso Bosso suonata insieme al brasiliano Irio de Paula in un contesto musicale più latin, peraltro affiorato piacevolmente più volte nel corso del concerto reggino. Una chiusura col botto, quindi, del sempre più interessante Play Music Festival giunto quest’anno alla sua quarta edizione.
Merito del suo direttore artistico Alessio Laganà, capace di mischiare le carte ed scegliere proposte musicali in cui offrire un mix di freschezza e genialità dei nuovi talenti emergenti con l’esperienza e la godibilità delle ormai stelle italiane ed internazionali.
In tutto questo l’appello finale dello stesso Laganà alle istituzioni affinchè si tenga in vita il teatro Siracusa, a rischio di chiusura totale.






