Reggio Calabria vuole istituire il registro delle Unioni Civili e le Famiglie di Fatto. Per farlo ha varato un regolamento che prevede l’iscrizione nel registro per chi prova un “desiderio di convivenza”. Desiderio di stare insieme. Giuridicamente irrilevante, ma certamente al cuore del “giuridicamente rilevante” importa poco. Questo il senso che quell’articolo del regolamento ha. E proprio quello stato d’animo non è sfuggito a Maria Stella Ciarletta, Consigliera Regionale di Parità che ha sottolineato come proprio “quel sentimento positivo e costruttivo come il desiderio potrà rendere la comunità reggina più aperta, accogliente e armoniosa”.
“Il riconoscimento – scrive la Consigliera – di pari dignità alle coppie legate da legami affettivi diversi e ulteriori rispetto a quelli eterosessuali è una battaglia di civiltà che vede l’Ufficio della Consigliera di Parità impegnata in prima fila”. Abbattere ogni forma di discriminazione, sociale e culturale, resta, dunque, la missione principale della Ciarletta che è “convinta della necessità di istituire il registro delle unioni civili nella città di Reggio Calabria”.
Il 13 marzo 2012 il Parlamento Europeo ha votato a maggioranza una risoluzione, secondo la quale gli Stati membri dell’Unione europea (fra cui ovviamente l’Italia) non devono dare al concetto di famiglia “definizioni restrittive” allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli. Immediatamente dopo, il 15 marzo 2012, e quindi senza appoggiarsi sulla Risoluzione, ma arrivando indipendentemente a conclusioni simili, la Corte di Cassazione italiana depositava una sentenza molto importante sul tema, la n. 4184/2012.
La Corte di Cassazione ha affermato che, in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice per far valere il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata.
Nella stessa pronuncia si afferma che i componenti della coppia omosessuale, a prescindere dall’intervento del legislatore in materia, sono titolari del diritto alla vita familiare, del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni.
La Corte ha inoltre precisato che la differenza di sesso non è più da considerare quale elemento naturalistico del matrimonio.
Da ultimo, “un paio di settimane fa il Parlamento Europeo ha affermato che le unioni civili gay sono un diritto umano. Con 390 voti a favore, 151 no e 97 astensioni, l’Europarlamento ha votato a favore del riconoscimento del matrimonio tra due persone dello stesso sesso”. Nel testo si legge: “Il Parlamento europeo prende atto della legalizzazione del matrimonio e delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in un numero crescente di Paesi nel mondo, attualmente diciassette, incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell’Ue a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili”.






