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Reggio – Annullata l’ordinanza cautelare per i presunti assassini del medico La Rosa

16 Aprile 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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tribunale sentenza

Il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip distrettuale, nei confronti di Giuseppe Raso e Domenico Filippone. La decisione è stata depositata nella mattinata di oggi dopo che il ricorso presentato dai difensori di Filippone e Raso (avvocati Veneto e Milicia) era stato discusso nella mattinata di ieri alla presenza del Pm Antonio De Bernardo. L’annullamento è stato determinato, scrivono in una nota i legali, dalla mancanza di gravità indiziaria che la difesa aveva messo in luce, in particolare sottolineando come le tesi della Procura Distrettuale fossero in contraddizione con numerosi degli atti acquisiti nel corso di ben 9 anni d’indagine.Da rilevare che gli imputati nel corso dell’interrogatorio al quale erano stati sottoposti, rispondendo alle domande rivolte dal Giudice, avevano respinto con decisione le accuse. Filippone quindi è stato scarceramto mentre Raso, nonostante l’annullamento dell’ordinanza custodiale, rimane ristretto agli arresti domiciliari in quanto tale misura cautelare è stata emessa all’esito dell’inchiesta “Saggezza”.

I due comunque rimangono comunque indagati per l’omicidio del medico La Rosa. I due infatti, sono ritenuti responsabili di avere, in concorso fra loro con altri soggetti non identificati, deciso, organizzato ed eseguito l’omicidio del dottor La Rosa, con l’aggravante d’aver commesso il fatto con modalità intimidatorie di tipo mafioso ed allo scopo di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, nella propria articolazione territoriale denominata “Locale di Canolo”, e precisamente al fine di punire il La Rosa per non aver tollerato la sistematica invasione dei propri terreni da parte di bestiame di proprietà del nucleo familiare Filippone/Raso, e così ribadire la propria egemonia mafiosa sul territorio, nonché al fine di favorire l’attività di allevamento e commercializzazione di bovini, di interesse per i vertici del sodalizio e condotta anche attraverso atti di violenza o minaccia e con la pretesa del pascolo abusivo su terreni altrui, da tollerarsi in virtù del potere di intimidazione derivante dall’appartenenza del Raso alla ‘ndrangheta.

Contestati, inoltre, anche l’aggravante di aver commesso il delitto con premeditazione e l’illecita detenzione ed il porto abusivo di armi da fuoco. Le attività d’indagine, condotte con metodologie tradizionali e con il supporto di attività tecniche dal Nucleo Investigativo del Gruppo di Locri, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, mirate a far luce sul barbaro assassinio del dottor Fortunato La Rosa, hanno consentito di acquisire nel tempo univoci e convergenti indizi di reità a carico dei due prevenuti, su cui grava il contenuto delle sommarie informazioni testimoniali assunte non solo nell’immediatezza del grave fatto delittuoso, nonostante il diffuso clima di assoggettamento ed omertà, ma anche in forza dei progressivi riscontri acquisiti mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali, in particolare quelle effettuate e successivamente sviluppate nel corso dell’impegno investigativo “Saggezza”, che nel novembre 2012 ha portato a far luce sugli organigrammi e le attività illecite dell’associazione di tipo mafioso armata denominata ‘ndrangheta, accertando l’esistenza ed operatività di cinque “locali” riferibili alle municipalità di Antonimina, Ardore, Canolo, Ciminà e Cirella di Platì, individuandone altresì le figure apicali, tra cui proprio Raso Giuseppe del 1941.

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