L’aspetto più grave, ad avviso di Berna, è “la sistematica esclusione della Calabria dalle già esigue possibilità di riattivare l’economia. Le condizioni di povertà strutturale del tessuto socio-produttivo calabrese imporrebbero a uno Stato davvero unitario e solidale un’attenzione particolare a un’area così depressa e invece avviene l’esatto contrario”. Il presidente dell’Ance regionale ricorda che “a questo quadro già di per sé desolante bisogna aggiungere che anche la delibera Cipe del 10 aprile scorso sulle piccole opere (Sblocca Italia) vede la Calabria fanalino di coda con appena 11 opere sulle 137 ammesse a finanziamento (8%) e con un importo complessivo di appena 25 milioni di euro sui quasi 200 deliberati (12,6%)”.
“A completare il quadro nefasto – aggiunge il massimo rappresentante dei costruttori edili – facciamo rilevare come non sia previsto alcun investimento strategico di Rfi in Calabria, renendo praticamente un miraggio l’alta velocità e l’alta capacità ferroviaria, e come lo stesso ‘Fondo progettazione interventi appaltabilità’ di Anas preveda per il 2015 un solo intervento per miseri 150mila euro”. Francesco Berna sollecita perciò al presidente della Regione e ai parlamentari calabresi “una necessaria, urgente e forte azione nei confronti del governo tesa a sostenere e difendere le legittime aspettative di sviluppo della nostra terra”. La richiesta è quella di costituire un fronte ampio a difesa dell’economia calabrese che sia il frutto di iniziative “davvero significative e congiunte, non solo sui temi già evidenziati ma anche sulle future scelte che il Governo si appresta ad effettuare. Già per il prossimo mese di settembre – dice ancora Berna – il ministro delle Infrastrutture Delrio ha annunciato la redazione di un Piano pluriennale di investimenti infrastrutturali, appuntamento al quale la Calabria e la sua rappresentanza politica dovranno cercare di farsi trovare pronti e propositivi al fine di scongiurare scelte che, come già successo, penalizzino ulteriormente la nostra regione”.
“La classe politica calabrese complessivamente considerata – prosegue il presidente dell’Ance – non può tirarsi indietro di fronte all’assunzione di responsabilità che le spetta in ordine alle sorti dell’economia regionale. Chi ne ha titolo, faccia sentire la propria voce a difesa delle imprese di questo territorio e soprattutto esprima una reale forza ‘contrattuale’ sul piano politico a Roma, nei tavoli che contano davvero. Non possiamo più permetterci di essere rappresentati in maniera quanto meno insufficiente, per non dire inadeguata, nelle sedi istituzionali e politiche in cui si decidono le sorti del Paese. È un male atavico – conclude Francesco Berna – che sta portando la Calabria alla rovina, sempre che non ci sia già arrivata”.e





