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Cosenza – Al Morelli “I giganti della montagna” visti da Roberto Latini

10 Aprile 2015
in CITTA, Cosenza
Tempo di lettura: 2 minuti
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Alle battute finali la terza stagione teatrale del progetto More che ha animato per mesi il palcoscenico del teatro Morelli.
Il prossimo 10 aprile (ore 21) l’appuntamento è con l’ultimo dei capolavori pirandelliani, rimasto incompleto per la morte dell’autore, I giganti della montagna, nell’adattamento di Roberto Latini, che ne è anche regista e interprete.
Il terzo dei miti moderni di Pirandello, il mito dell’arte, è nella vicenda di una compagnia di attori che giunge nelle sue peregrinazioni in un tempo e luogo indeterminati: al limite, fra la favola e la realtà, alla Villa detta “la Scalogna”.
Nella versione di Roberto Latini – Premio UBU 2014 quale migliore attore/performer (per lo spettacolo “Arlecchino Servitore di due Padroni” di Antonio Latella) saranno solo due attori, Federica Fracassi e lo stesso Latini, a farsi strumenti polifonici e a mettere in scena l’intero dramma per portarlo verso una dimensione nuova.
«Ho sempre avuto una grandissima attrazione per i testi cosiddetti incompiuti – dice il regista. Mi sembrano da sempre così giusti rispetto al teatro. L’incompiutezza è per la letteratura, per il teatro è qualcosa di ontologico.
Trovo perfetto per Pirandello e per il Novecento che il lascito ultimo di un autore così fondamentale per il contemporaneo sia senza conclusione. “I giganti della montagna” è un testo che penso si possa permettere ormai il lusso di destinarsi ad altro possibile. Dopo le bellissime messe in scena che grandissimi registi e attori del nostro Teatro recente e contemporaneo ci hanno già regalato, penso ci sia l’occasione di non resistere ad altre tentazioni. Provarci, almeno.
Voglio immaginare tutta l’immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare.
Ho condiviso parte fondamentale di questo percorso insieme a Federica Fracassi, ai suoi colori e alla sua capacità di stare nell’abbandono, sul confine tra favola e realtà, ma ho infine deciso di assecondare una forma che mi chiama a un attraversamento in solitaria. Scrivere in locandina – “senza Federica Fracassi” – non è per sottolineare un’esclusione, ma, al contrario, per riconoscerle ogni merito».

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