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    Tsunami sul Consiglio Regionale: ‘Rimborsopoli’ agli sgoccioli, a breve i provvedimenti cautelari

    di Giuseppe Baldessarro – Ormai siamo agli sgoccioli, e non ci vuole un fine osservatore per capire che ora qualcuno rischia di farsi male sul serio. La Procura della Repubblica di Reggio Calabria avrebbe infatti depositato all’Ufficio Gip-Gup del Tribunale la richiesta di misure cautelari relativa all’indagine “Rimborsopoli”. E questo significherebbe che i magistrati hanno chiesto “misure” pesanti. Ossia provvedimenti di limitazione delle libertà personali degli indagati. Non è detto che si tratti di custodia cautelare in carcere. I giudici ad esempio potrebbero essere chiamati a valutare eventuali proposte di domiciliari, obbligo di dimora, sequestri preventivi o sospensioni dall’esercizio di attività connesse ai pubblici uffici. Provvedimenti comunque gravi. Che la Procura secondo indiscrezioni avrebbe sollecitato basandoli essenzialmente sul rischio di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove.

    La storia è quella dei soldi spesi da un folto gruppo di consiglieri regionali nel corso della scorsa legislatura e rimborsati dai gruppi di Palazzo Campanella in maniera illegittima. Rimborsi per viaggi e soggiorni vari in diverse città, spese per vini, fatture per regali e per importi diversi. Sotto la lente ci sono anche spese per momenti conviviali e mille altri scontrini. Infine, tra le voci che non trovano apparentemente spiegazione, una serie di fatture e scontrini fiscali (tutti rimborsati) relativa a una sorta di “fai da te”. Voci che vanno dal “materiale elettrico” e pezzi di “arredo bagni”. Articoli che non sono inquadrabili tra gli strumenti tipici di chi fa politica o rappresenta le istituzioni. Lo stesso dicasi per le fatture per i detersivi, per le bollette o il rimborso delle multe elevate dalla Stradale. Roba strana insomma. Che in alcuni casi risulta rimborsata anche due volte e più esattamente una dal Consiglio regionale per le missioni, e un’altra dal gruppo.

    A suo tempo, davanti agli inquirenti, accompagnati dai rispettivi legali, erano già passati Emilio De Masi (Idv), Sandro Principe (Partito Democratico), Vincenzo Antonio Ciconte (ex capogruppo Autonomia e Diritti), Agazio Loiero (ex Governatore della Calabria, ma all’epoca dei fatti capogruppo di Autonomia e Diritti), Giuseppe Bova (ex presidente del Consiglio Regionale), Nino De Gaetano (Partito Democratico, ma indagato per il periodo in cui era nei ranghi di Rifondazione Comunista) Giulio Serra (Insieme per la Calabria), Giampaolo Chiappetta (ex Pdl). E ancora: Luigi Fedele (in passato capogruppo del Pdl), Alfonso Dattolo (Udc), Pino Gentile (Pdl, già Forza Italia) e il sottosegretario Alberto Sarra (in passato capogruppo di Alleanza Nazionale). Tra gli indagati anche un parlamentare della Repubblica, il neo senatore Giovanni Bilardi (fino a pochi mesi fa capogruppo della Lista Scopelliti Presidente). L’inchiesta era partita accendendo i riflettori sui capigruppo, a cui successivamente si erano aggiunte altre 31 persone. In gran parte si tratta di consiglieri, ma l’inchiesta riguarda anche alcuni collaboratori dei gruppi. Insomma 44 persone in tutto, a cui nel frattempo potrebbero essersene sommate delle altre.

    Ovviamente la richiesta di misure cautelari non riguarda tutte le persone indagate, ma solo una piccola parte. Oltre ai nomi anche i numeri sono ancora top secret. Qualcuno passerà un brutto quarto d’ora, ma è anche certo che alcuni degli indagati usciranno di scena vedendo la loro posizione archiviata.

    Un altro grattacapo per la politica regionale che, evidentemente, naviga sul chi vive ormai da diversi mesi. Una tempesta in arrivo di cui non è ancora definita l’entità. E potrebbe trattarsi di una burrasca o di un vero e proprio tsunami, almeno per alcuni.