Lui, Giuseppe Pascuzzi, il sindaco di Soveria Mannelli l’ha ricordata in una lettera proprio nel giorno dell’anniversario dell’incidente. Un anno. È trascorso un anno da quel terribile 6 marzo in cui due treni delle Ferrovie della Calabria si scontrarono lasciando sotto shock tutti i passeggere e riducendo lei, Natalina Talarico ad un vegetale. Le sue condizioni erano sembrate subito gravi al pronto soccorso di Catanzaro tanto da richiederne il trasferimento all’Annunziata di Cosenza, ma da lì, racconta il sindaco un continui trasferimenti ed oggi al Sant’Anna di Crotone in stato vegetativo. “nessuno ne parla, nessuno chiede di lei, nemmeno Ferrovie della Calabria” dice il sindaco (Leggi la lettera integrale).
Dopo le sue accorate parole, Ferrovie della Calabria rompe, almeno in parte, il silenzio e parla di un “doveroso” silenzio, dettato dall’attesa dello svolgimento delle indagini e dell’inchiesta che dopo l’incidente è stata aperta. Di aver “provveduto ad allertare senza indugio la compagnia assicuratrice per ogni doveroso intervento orientato ad un equo e rapido risarcimento dei danni subiti”. L’azienda fa anche sapere che “all’attuale ‘doveroso’ silenzio della Società seguirà ovviamente, in piena trasparenza, un chiarimento sereno e pubblico appena gli organismi preposti alle inchiesta tecniche in corso, consegneranno gli esiti degli accertamenti svolti indicando circostanze e responsabilità puntuali che verranno perseguite e sanzionate in modo rigoroso e tempestivo”.
E conclude sottolineando che “solo dopo le conclusioni delle inchieste che, ci si auspica a breve, chiariranno in modo inequivocabile e certo la dinamica e le cause dell’incidente individuando le annesse responsabilità, avremo la coscienza rasserenata e rassicurata per poter chiedere scusa alzando gli occhi, e seppur con tristezza e rammarico, guardare dritti in quelli di Natalina ed degli altri viaggiatori coinvolti nella vicenda”.
Tutta questa accortezza è certamente una precauzione legale e legittima, ma un gesto di coscienza non ha nulla a che vedere col “doveroso” silenzio.
(ClaVa)





