Il giovane rampollo dei Coluccio fu rapito in pieno giorno il 27 novembre 2013, in una via del quartiere “Africano”. La violenta scena fu notata da alcuni passanti che diedero l’allarme al numero di pronto intervento 112, facendo scattare le immediate ricerche da parte dei Carabinieri.
Solo oggi, a distanza di un anno e mezzo, gli investigatori sono riusciti a risalire agli autori del sequestro. Si tratta dei calabresi Rosario Marando e Geremia Orlando Barbuto (Leggi qui la notizia).
La vittima viveva poco distante dal luogo dove era avvenuta l’aggressione, incensurato ma figlio di uno dei principali esponenti del clan della ‘ndrangheta calabrese “Coluccio”.
Le ricerche, che iniziarono immediatamente, furono coordinate dal Nucleo Investigativo di via in Selci, si pensò subito ad uno scontro tra clan calabresi. Il Coluccio, infatti, di Roccella Ionica (RC), sono fra le compagini calabresi più attive nella gestione del narcotraffico internazionale proveniente dal Sudamerica.
Il sequestro, però, si rivelò lampo. Alcune ore dopo, il giovane fu rilasciato dai sequestratori e, nonostante il lungo interrogatorio dei Carabinieri, fornì una versione reticente. Non disse nulla sui motivi che avevano portato al suo sequestro e non fornì descrizioni ed indicazioni utili per identificare i suoi aggressori.
I militari riuscirono a ricostruire la vicenda grazie alle testimonianze rese dai passanti che avevano assistito alla scena ed alle immagini riprese da alcune telecamere di sorveglianza presenti sul luogo del sequestro. I rapitori utilizzarono due auto e si appostarono nell’attesa che Coluccio uscisse.
Secondo gli investigatori Marando e Barbuto sono responsabili di avere ideato ed eseguito il sequestro di persona, in concorso con Salvatore Ammazzagatti, arrestato nel 2014.
Ad ideare e disporre tutto, secondo la Dda di Roma, fu Rosario Marando, sorvegliato speciale, membro di spicco del clan “Marando” della‘ndrangheta di Platì (RC). Marando da qualche anno si era trasferito a Roma. Il sequestro altro non era che un avvertimento ai capi del clan Coluccio in debito con i Marando. I Coluccio, pare, che avessero utilizzato i capitali dei Marando, derivanti dal narcotraffico e dai sequestri di persona a scopo di estorsione, operati alla metà degli anni ’90 in Aspromonte, per alcuni investimenti in strutture turistiche e ricettive sulla costa ionica. Dei profitti i Marando non avrebbero mai visto nulla, da qui il sequestro.





