di Domenico Grillone – “I primi cento giorni della nuova amministrazione comunale sono già passati ma non si riesce a venire fuori da una situazione di grande disagio, quella degli alloggi popolari, in violazione della legge e a danno dei cittadini”. L’avvocato Nicola Santostefano non usa giri di parole per sottolineare la gestione degli alloggi popolari, un settore per il quale si registra da decenni molta confusione e poca trasparenza. E che adesso finisce davanti al Tar per un ricorso presentato dal Movimento Reggio non tace e l’associazione Ancadic, con il sostegno dell’Opera Nomadi. Un ricorso, così come sottolineato dallo stesso avvocato Santostefano di Rnt, nel corso della conferenza stampa svoltasi nella sala Arrupe della chiesa degli Ottimati, che parte da lontano. Quando, nel mese di dicembre del 2013, le stesse associazioni e movimenti (Ancadic, Rnt e Opera Nomadi) presentarono all’amministrazione comunale una diffida, rimasta a tutt’oggi lettera morta, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 198/2009 e che riguardava l’assenza di controlli e verifiche sui requisiti delle assegnazioni degli alloggi popolari, come previsto dalla legge regionale 32/96, provocando “una grave inefficienza amministrativa che causa tutt’oggi la fittizia indisponibilità di alloggi da assegnare alle famiglie con un reale bisogno abitativo”. In sostanza il ricorso, presentato attraverso una vera e propria class-action, evidenziava le tante situazioni fuori da ogni limite, alcune paradossali come quella che vede un signore intestatario di ben tre case con procedura d’urgenza, o quelle ancora più gravi che vedono cittadini residenti in altre città ma con ancora la casa dell’ente pubblico in loro possesso. O Nuclei familiari, usciti dalla soglia di povertà e ormai capaci di poter pagare abbondantemente un affitto, e che invece continuano ad abitare in case che dovrebbero essere assegnate alle persone più indigenti, a quelle famiglie, ed esistono purtroppo, che dormono in macchina o in garage. Rispetto a queste e ad altre situazioni ancora più complicate, attraverso la diffida l’Ancadic, Rnt e Opera Nomadi chiedevano all’amministrazione del tempo di verificare gli alloggi disponibili, quali quelli occupati abusivamente e di fare un elenco di quelli pronti da assegnare e quindi occupabili. “A tutto questo l’amministrazione Arena ed i commissari prefettizi non hanno risposto – aggiunge Santostefano – e purtroppo dobbiamo registrare l’inerzia anche dell’amministrazione attuale che avrebbe dovuto mettere il problema della gestione immobiliare in cima alla lista dei problemi da risolvere. Ecco perché adesso siamo costretti a rivolgerci al Tar per ottenere un diritto sacrosanto e di importanza sociale notevole”. A Bovalino qualche giorno addietro sullo stesso problema è intervenuta la Procura di propria iniziativa, attraverso un controllo accurato operato dalla Guardia di Finanza e che ha portato alla scoperta di una trentina di alloggi occupati abusivamente o da parte di non aventi diritto. “Chiediamo all’amministrazione comunale di fare la stessa cosa – conclude Santostefano – senza aspettare, se è possibile, l’intervento della Procura o l’esito del nostro ricorso pendente al Tar”. Una situazione, quella degli alloggi popolari, che peraltro era stata messa a nudo nella relazione della Commissione di accesso al Comune di Reggio Calabria che condusse nel 2012 allo scioglimento del Consiglio comunale. «Tale situazione di palese ed ingiustificato inattivismo – scrissero gli ispettori ministeriali – ha evidentemente determinato situazioni di palese irregolarità nelle quali, verosimilmente, alcuni inquilini hanno continuato a mantenere la disponibilità dell’alloggio popolare pur non avendone i requisiti ed a discapito di altri soggetti in stato di concreta ed attuale necessità». Per le associazioni ricorrenti al Tar, “le prove dell’assoluta inefficienza e illegalità nella gestione dell’edilizia popolare emerge oltre all’assenza delle verifiche, anche l’errata conoscenza dell’effettive assegnazioni in via d’urgenza previste dalla legge regionale”. Perché secondo l’amministrazione sarebbero ben 770 gli alloggi assegnati in via d’urgenza. Ma la realtà per i ricorrenti è un’altra. “Alcuni assegnatari risultano infatti deceduti, altri hanno ottenuto alloggi in via ordinaria perché in graduatoria; a questi si aggiungono gli assegnatari che inspiegabilmente sono beneficiari di molteplici provvedimenti di assegnazione. Una totale confusione illecita che si consuma ai danni di famiglie con gravi situazioni di disagio abitativo. A tale imperdonabile assenza istituzionale si chiede con fermezza di porre rimedio”. Anche per Giacomo Marino dell’Opera Nomadi si tratta, alla fine, della totale mancanza di una politica che guardi con attenzione al problema casa. “Sono i Comuni che devono occuparsi del problema, possibilmente con l’ausilio delle forze dell’Ordine e non con la polizia municipale. Intanto ci sono 670 alloggi del patrimonio pubblico edilizio assegnati a persone ormai decedute o che risiedono in altri luoghi, così com’è scritto nella relazione dei commissari”. Per l’avvocato Francesco Nucara, presidente dell’Ancadic, il Comune dovrebbe iniziare ad emettere i primi provvedimenti di decadenza nei confronti di chi ha occupato abusivamente gli alloggi. “Esistono addirittura delle segnalazioni effettuate dall’Aterp, l’ente che si occupa della gestione delle case, che invitano il sindaco ad emettere questo tipo di provvedimenti. Rimasti ancora sulla carta”.





