• Home / CITTA / Sgrena: ‘Mai festeggiato la liberazione. Coincide con morte di Calipari’
    Sgrena e Calipari

    Sgrena: ‘Mai festeggiato la liberazione. Coincide con morte di Calipari’

     “4 marzo. Era venerdì, è lunedì. Otto anni, un’eternità per un incubo, troppo poco per pensare al domani. Il buio infinito, poi un lampo squarcia la notte e tutto è finito. Il lungo silenzio, di giorni e notti, poi il fragore degli spari, l’esplodere dei vetri, li senti ancora, come le scheggeconficcate nella tua carne. È finita. No, è solo l’inizio. Era ieri, tanto tempo fa. Per me è ancora oggi”. È uno dei numerosi scritti di Giuliana Sgrena su quello che accadde la notte in cui perse la vita Nicola Calipari. Sono trascorsi dieci anni e ad ogni anniversario sul suo blog la Sgrena scrive un pensiero un ricordo per Nicola Calipari.

    Giuliana Sgrena, rapita a Baghdad nel febbraio del 2005 non conosceva Nicola Calipari, non lo aveva mai visto e non avrebbe mai potuto conoscerlo veramente. Quella notte il calabrese Calipari le salvò la vita “due volte” racconta la Sgrena, la prima al momento della liberazione e la seconda quando gettandosi su di lei e incastrandola tra il sedile posteriore e quello anteriore impedì che i colpi sparati dalla mitragliatrice di Lozano, il soldato americano che sparò contro la Toyota su cui viaggiavano, riuscissero ad arrivare a lei. Nicola Calipari le fece da scudo umano.

    Mancavano 900 metri all’aeroporto dove un aereo l’avrebbe riportata a casa e lei aveva appena iniziato ad abituarsi all’idea di essere veramente libera, quando “questi” iniziarono a sparare loro addosso. Il processo contro Lozano fu una farsa e si concluse con una sentenza della Suprema Corte che dichiarava la mancanza di giurisdizione dell’Italia sulla vicenda, lo Stato di Calipari, per cui lui aveva dato tutto, aveva dato la vita, lo Stato delle vittime, non poteva o forse non voleva processare Mario Lozano, capro espiatorio che fosse, rinviato a giudizio in primo grado, per l’omicidio di Calipari ed il duplice tentato omicidio di Andrea Carpani e Giuliana Sgrena.

    Quei 900 metri Giuliana Sgrena non riuscì mai a percorrerli come avrebbe dovuto e in Italia torna libera da una prigionia e prigioniera di un ricordo che non l’abbandonerà mai. “Non ho mai potuto essere felice di essere libera – ripete in ogni intervista e ogni volta che qualcuno le domanda di quel 4 marzo del 2005 –. Non potrò mai festeggiare la mia liberazione, perché non è la mia liberazione è la morte di Calipari”.

    Giorno dopo giorno Nicola Calipari viene dimenticato da chi ha vissuto la storia ed è addirittura sconosciuto a chi quella tragica notte era troppo piccolo per ricordarla. Come biasimarli. Un eroe “scomodo” fa “comodo” a tutti metterlo nel dimenticatoio. Strill.it e Tabularasa hanno deciso di ottenere nella sua città d’origine un ricordo indelebile per Nicola Calipari e ci provano dal luglio 2014. Magari quest’anno, a 10 anni dalla sua scomparsa, si può ottenere un risultato.

    Forse Reggio, leggendo quello che del suo conterraneo ricorda Giuliana Sgrena con un sussulto di orgoglio rimedierà ad un mancanza che fino ad oggi è stata imperdonabile. Sul “Buco1996-nei secoli a chi fedeli???” Giuliana Sgrena ricorda così quell’uomo che conobbe solo per mezz’ora e le donò tutti i giorni a venire: “… sento aprire la portiera e ho udito una voce, perché ero bendata, che mi diceva: ‘Giuliana, Giuliana sono Nicola…sono amico di Pierre e di Gabriele, ti sono venuto a prendere’. Ho capito che era qualcuno di cui mi potevo fidare. Ho sentito un tono di una persona che non solo fa questo per mestiere, ma che considera gli uomini con grande umanità. E poi sulla macchina, anche se solo per venti minuti prima che lo uccidessero, mi parlava di amici in comune. Dopo ho saputo da altri che era stato sempre disponibile; una persona straordinaria, che ha fatto tutto, negoziando la mia liberazione”.

    (ClaVa)