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    ”Era pronto un attentato per i Pm Prestipino e Musaró”, rivelazione del pentito Fondacaro

    di Angela Panzera – “Giuseppe Bellocco mi disse che stavano preparando un attentato per colpire il procuratore Michele Prestipino e lei, dottor Musarò; volevano farlo a Palmi, avevano chiesto e ottenuto il consenso della cosca Gallico. L’attentato doveva essere eseguito, fra la fine del 2012 e il 2013, con uomini armati e con bombe lungo il tragitto che i magistrati percorrevano per giungere alla sede del Tribunale. Sapevano le vostre auto e anche il colore, erano grigie. Queste confidenze me le fece direttamente il figlio di Gregorio Bellocco, subito dopo la morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola e questa conversazione avvenne quando io andai in Calabria; mi trovavo insieme a Peppe Bellocco e a Francesco Cosoleto fra Palmi e Gioia Tauro”. Quando il pentito Marcello Fondacaro riferisce ciò al Tribunale di Palmi, stava per finire il suo esame testimoniale durante il processo in cui è alla sbarra l’avvocato Gregorio Cacciola.  Per tutta le deposizione, il pentito conferma quanto messo a verbale nei mesi scorsi ossia che ha appreso da Peppe Bellocco che loro (ossia la cosca di Rosarno) “avevano incaricato l’avvocato Cacciola di fare ritrattarela cugina Maria Concetta”. Poco prima della fine della sua deposizione, la prima da quando è inserito nel programma riservato ai collaboratori di giustizia, l’ex medico al servizio delle cosche Piromalli-Molè di Gioia Tauro, rispondendo alle domande dello stesso pm Musarò, dice senza mezzi termini che i Bellocco volevano fare fuori due uomini dello Stato. Si tratta di Prestipino, ex aggiunto della Dda guidata da Giuseppe Pignatone, che coordinava il pool della Procura per le indagini sulle cosche tirreniche, e Musarò, il sostituto, che nonostante la sua giovane età, per anni ha indagato e sbattuto in cella decine e decine di uomini dei più feroci clan della ‘ndrangheta di Delianuova, San Ferdinando, Oppido Mamertina, Rosarno e Palmi, che nelle indagini messe in piedi dal pm questi ultimi due luoghi si traducono in Bellocco e Gallico, ossia le due cosche di cui parla proprio Fondacaro. A dirlo al al neocollaboratore, che dopo la condanna definitiva per concorso esterno ha deciso di “pentirsi” con la Dda capitolina, non sarebbe stato uno qualunque. Sarebbe stato proprio il figlio del boss Grgorio Bellocco, ovvero Peppe, attualmente latitante. Latitante poiché è sfuggito al blitz “Sant’Anna”, che porta proprio la firma di Musarò, lo stesso che la ‘ndrina voleva eliminare.  Un cosca evidentemente in fermento e “stremata” dai colpi che lo Stato gli aveva sferrato negli ultimi anni.Dall’inchiesta “Rosarno è nostra”, a “Vento del Nord”, passando per le indagini “Crimine”, “Blue Call” e “Tramonto”, per finire poi col blitz del luglio scorso. Operazioni messe in piedi sempre da Prestipino e Musarò, due nomi che davano molto fastidio alla cosca, al punto che la stessa aveva deciso di interrompere con il sangue quel legame, senza però riuscire a portare a termine il proprio progetto omicidiario. Secondo quanto riferito in aula da Fondacaro, l’attentato doveva avvenire fra la fine del 2012 e il 2013: il processo “Cosa mia”, che ha poi visto comminare diversi ergastoli e palate di anni di carcere, era in corso in Assise a Palmi e proprio in quel periodo, per la precisione il 7 novembre del 2012, Domenico Gallico, il boss ergastolano, aggredì in carcere, ferendolo al volto, proprio il pm Musarò. Coincidenze?