Massimo Lopez porterà sul palco del Teatro Rendano sabato 14 marzo il concerto/cabaret «Sing and Swing» con la Jazz Company di Gabriele Comeglio il merito è di Mina. E’ stata lei, nel 1994, a chiamare l’attore, doppiatore, comico, imitatore marchigiano per duettare con lei nella canzone «Noi» contenuta nel Cd «Canarino mannaro». E sempre lei lo ha incoraggiato a dedicarsi con più convinzione al canto che, pur amato fin da ragazzo, praticava saltuariamente. «Mi disse che avevo il timbro giusto per realizzare un progetto che avevo su Frank Sinatra – ha raccontato Lopez -. Ed è stato suo figlio Massimiliano Pani a consigliarmi la Big Band Jazz Company diretta da Gabriele Comeglio che mi accompagnano dal vivo».
A 50 anni Lopez (che adesso ne ha 61) ha, così, iniziato una nuova carriera, dopo una seria gavetta teatrale, i fasti come attore comico con Anna Marchesini e Tullio Solenghi, tormentoni pubblicitari di successo per Telecom (era il condannato a morte che chiedeva di fare un’ultima, interminabile telefonata di fronte al plotone di esecuzione) e un’attività di doppiatore che di recente lo ha portato a sostituire lo scomparso Tonino Accolla nel dare la voce a Homer Simpson. Con Comeglio, nel 2005, Lopez ha portato in tutta Italia «Ciao Frankie», un divertente one man show tributo a Frank Sinatra (che nel 2010 è approdato, addirittura, a Miami), mentre, nel 2013, è tornato in scena con lo spettacolo «Varie-Età».
In «Sing and Swing» Lopez rivisiterà classici che vanno dagli Anni 30 ai 50, resi celebri da interpreti quali Frank Sinatra, Tony Bennet, Sammy Davis jr, ritagliandosi spazi in cui intratterrà il pubblico con le gag, i monologhi e le imitazioni che lo hanno portato al grande successo popolare.
«Definisco Massimo un “adulto prodigio”, perché si è rivelato come cantante in un’età avanzata» scherza Comeglio, che, oltre a dirigere la Jazz Company è sassofonista di valore.«L’ho visto crescere molto dal punto di vista tecnico musicale- aggiunge- perché ha avuto occasione di suonare con una big band di professionisti. Cosa che in Italia non avviene spesso, perché molti, per guadagnare di più, preferiscono fare gli spettacoli musicali con le basi, cosa abbastanza squallida che in altri paesi non sarebbe tollerata».





