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Una normale anormalità

4 Febbraio 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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di Nino Zumbo – Uno dei mantra della campagna elettorale di Mario Oliverio è stato quello della cosiddetta “normalizzazione” della nostra regione: se fosse diventato presidente avrebbe lavorato prioritariamente a trasformare la Calabria in una regione normale, come le altre. Un proposito condivisibile, sebbene non nuovo.
L’inizio della legislatura è però in forte continuità con la “normale anormalità” del passato. Il Consiglio regionale ha tenuto la sua prima seduta dopo il termine fissato dalla legge a causa del raffreddore (sic!) di uno dei suoi componenti. Solo dopo due mesi dall’insediamento del Consiglio viene nominata mezza Giunta regionale, per l’altra metà bisognerà aspettare ancora diverse settimane. Le commissioni consiliari non sono state ancora formate, né sono stati nominati diversi capogruppo consiliari: quanto ancora si deve aspettare perché gli eletti si misurino con i problemi reali della Calabria?
Perché i partiti, i consiglieri regionali eletti e, più in generale, la classe politica non reagiscono?
E ancora, una regione normale è compatibile con l’idea stessa del commissariamento della sanità (neanche prevista dalla legge), su cui insiste il Presidente?
A più di 70 giorni dalle elezioni il cammino della nuova legislatura regionale è paradossalmente ancora ai preliminari. A differenza dell’Emilia Romagna, che ha completato in pochi giorni i nuovi assetti istituzionali, organizzativi e gestionali. Cosicché, gli emiliani, che vivono in una regione sviluppata e all’avanguardia in Europa, possono fare riferimento ad una Regione nel pieno delle attività di governo; diversamente i calabresi, che abitano in un’area con acute sofferenze sociali ed economiche, sono ancora in attesa del completamento degli assetti di governo. Da una parte una regione normale (l’Emilia Romagna) e dall’altra una regione anormale (la Calabria).
Va bene la modifica dello Statuto per allinearlo a quello delle altre regioni e superare l’impugnativa del Consiglio dei Ministri, ma il ritardo calabrese non è giustificabile né dal tempo occorrente per fare quanto dovuto né dalla presunta difficoltà di fare scelte di qualità. Difatti, i tre assessori finora nominati sono il frutto dei soliti accordi tra correnti del Pd e di vincoli localistici, come testimoniano gli sviluppi degli ultimi giorni: l’unico neoassessore donna si è dimesso per dichiarata “incompatibilità” con un altro assessore. Il problema dell’inopportunità della presenza in Giunta regionale di quest’ultimo, tesserato Pd, è stato sollevato addirittura dal Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, nonché da un Ministro in carica, entrambi del Pd. Un bel pasticcio!
È questa una regione normale?
Tutto ciò mette evidentemente in luce l’assenza di criteri trasparenti nella scelta dei componenti della Giunta, che invece sarebbero opportuni per consentire un cambio di passo alla politica calabrese.
Molti elettori del centrosinistra si aspettavano e si aspettano altro da Oliverio. Si aspettano prima di tutto un governo regionale efficace ed efficiente. Si aspettano dunque che nomini subito una Giunta con assessori consapevoli, con acclarate competenze gestionali e di elevato valore etico e morale, all’altezza dei problemi e delle opportunità della nostra regione. Non una “giuntarella” con soli tre membri, molto al di sotto dei bisogni. È già passato troppo tempo e i problemi si stanno aggravando. Il politicismo applicato alle istituzioni provoca soltanto paralisi decisionale e sfiducia, già patologicamente bassa.
Oliverio nomini subito una Giunta autonoma dal centralismo partitico romano, con assessori adeguatamente attrezzati per favorire la rinascita della Calabria e non strumento per risolvere i problemi nazionali e locali del Pd. Per una regione normale serve una Giunta al completo e immediatamente operativa e servono assessori di alto profilo umano e professionale.
SlegalaCalabria, che si è battuta per la vittoria del centrosinistra calabrese, sollecita il presidente Oliverio a perseguire un cambiamento radicale di rotta: con i fatti e non solo a parole.

Coordinatore regionale “Slega la Calabria”
Nino Zumbo
                       

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