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Reggio – Inferno Ospedali Riuniti: Medicina scoppia, situazione drammatica

13 Febbraio 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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ospedali riuniti

di Domenico Grillone – Inferno Riuniti. Per una situazione del tutto simile all’ospedale Annunziata di Cosenza. La differenza è che, in un mare di inefficienze dettate innanzitutto da un turn over che non si sblocca, da una sanità territoriale praticamente inesistente, da situazioni al limite dell’assurdo (vedi cardiochirurgia) e con una politica regionale ingessata in attesa di nomine e funzioni, molti medici ospedalieri reggini il camice, a differenza dei colleghi cosentini che hanno già fissato la data dello sciopero previsto per il 26 febbraio, al momento non se lo sfileranno.

Ma resta intatta la drammaticità del momento che investe l’Azienda Bianchi – Melacrino – Morelli: una vera e propria emergenza che coinvolge tutta la struttura ospedaliera reggina. Personale ridotto all’osso ed un sovraffollamento ormai insostenibile in quasi tutte le unità operative, con la logica conseguenza della presenza di barelle in diversi reparti. E l’inesistenza della capacità di filtro da parte delle strutture sanitarie territoriali lo si tocca con mano all’Obi (osservazione breve intensiva), prossima al collasso.

ospedali riunitiIl punto dolente, quello per il quale si nutre più d’una preoccupazione, è il reparto di Medicina nel quale attualmente sono presenti 18 barelle nei corridoi, un numero che ha quasi raggiunto quello regolare, 20, dei posti di degenza. E con un numero di infermieri già assottigliato in una situazione normale, che deve badare al doppio del numero dei degenti previsti. Si tratta di una situazione molto delicata perché il reparto di Medicina abbraccia una serie di patologie e l’affluenza dei pazienti, viste anche le tante difficoltà registrate dagli ospedali di provincia come quelli di Locri e Polistena, e solo destinata ad aumentare.

Per farsi un’idea di ciò che sta succedendo basta dire che l’anno scorso il numero dei ricoveri in Medicina è stato di 1456, con una degenza media ben al di sotto di quella nazionale. Perché il tasso di utilizzo dei posti letto è arrivato al 152 per cento, un numero elevatissimo rispetto al resto d’Italia che si attesta invece in media al 70, 75 per cento.

Tradotto, vuol dire che i medici dell’ospedale hanno fatto, come dice il proverbio, di necessità virtù e sono riusciti a far ruotare molti più pazienti nei posti letto rispetto alla normale media dei loro colleghi nel resto d’Italia.

E nonostante lo stress per gli insostenibili carichi di lavoro, non si sottraggono alle proprie responsabilità. Al contrario, se ne assumono altre nell’accettare di curare, comunque, i pazienti in soprannumero, quelli in situazioni critiche e per i quali, nonostante la barella, viene garantita in ogni caso la cura e l’assistenza medica. Ciò che conta per i medici ospedalieri reggini è l’etica, e quindi la necessità di salvare vite umane.

Il confort ospedaliero, in situazioni come quelle dei Riuniti, diventa semplicemente un optional. E pensare che, in un recente passato, il piano sanitario regionale prevedeva per l’azienda ospedaliera reggina 96 posti letto in Medicina (attualmente sono 20), per non parlare della realizzazione dei reparti di Lungodegenza e Geriatria al Morelli, letteralmente scomparsi dall’agenda delle cose da fare. E allora, ecco perché un’azienda ospedaliera come quella reggina, considerata ufficialmente e soprattutto nella sostanza una struttura ospedaliera “hub”, come i grandi aeroporti internazionali, e quindi inserita nella lista di quegli ospedali che almeno a livello regionale offrono le cure migliori, il “massimo di eccellenza specialistica” (ed i Riuniti ne registrano diverse di eccellenze), corre un rischio serio.

ospedali riunitiQuello di trasformarsi in un ospedale che deve ovviamente mettere da parte questa velleità, facendo scendere inevitabilmente la qualità delle cure, per aprire le braccia a tutti coloro che, non trovando una assistenza adeguata nelle strutture pubbliche sul territorio e soprattutto negli “Spoke” (centri ospedalieri “a media intensità di intervento”, che secondo la legge avrebbero dovuto gravitare intorno agli ospedali considerati “Hub” seguendo il paziente, gestendone le condizioni cliniche e tentando di stabilizzarle) ingolfano, per esempio, il Pronto soccorso reggino (oltre 70mila gli accessi impropri nel 2013) anche per un semplice mal di testa, una fitta al torace, un esame diagnostico impossibile da effettuare nelle strutture pubbliche (succede anche questo). Aggiungiamoci pure patologie da lungodegenza e geriatria (per le quali non esistono strutture adeguate) ed il quadro è completo. Se non si interverrà per tempo, l’ospedale reggino diverrà il nuovo problema, forse quello più importante, di almeno tutta la provincia. Con la conseguenza di un’immigrazione sanitaria, peraltro mai arrestatasi, che potrebbe raggiungere numeri veramente importanti.

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