di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Il Palapentimele riapre le sue porte ai grandi eventi musicali e, dopo 3 anni dal tragico incidente verificatosi durante l’allestimento del concerto della Pausini nel quale perse la vita il giovane tecnico Matteo Armellini, caduto durante il montaggio dell’impalcatura, ieri sera, “abbraccia”, la Premiata Forneria Marconi e Roberto Vecchioni. E il primo pensiero degli artisti va proprio a “Matteo beffato da un destino crudele che gli ha tolto in un attimo la bellezza di una vita farraginosa ma affascinante” – afferma il leader della PFM, Franz Di Cioccio che apre il concerto con “Rain birth”, “River of life” e “Photos of ghost”. Il rock progressivo degli anni ’70 invade il palazzetto dello sport soprattutto quando la band continua il suo viaggio nel virtuosismo tecnico e strumentale con “La luna nuova”, “Out of the roundabout”, “Dove…quando” e “La carrozza di Hans”.
“Oggi il pianeta vive una fase di sbandamento e si ha l’idea che l’uomo e la terra siano due realtà separate quando invece sono la stessa identica cosa – continua il batterista Di Cioccio prima di lasciare il palco all’amico Vecchioni – Abbiamo la fortuna di avere tradizioni, un importante bagaglio culturale, radici profonde che ci contraddistinguono eppure non riusciamo a far emergere la straordinarietà della cultura Mediterranea. Ma la musica può aiutarci, la musica può aprire quelle porte per unirci”.

Ne è convinto anche il professore Vecchioni che rivolgendosi al suo pubblico, prima di scrivere un’altra importante pagina di musica, rincuora il Sud dicendo: “Questa terra non ha avuto molto ma in Calabria è grande il Dna. Ognuno di noi crea il suo destino e io ho la certezza che la morte non uccide l’uomo”.
Nei suoi lavori discografici, c’è sempre l’uomo. L’uomo metà divino metà umano, metà mortale metà immortale, metà finito metà infinito. C’è lo splendore e la miseria, l’umiltà e l’ambizione di un essere straordinario. Questo canta Vecchioni da una vita, e l’ha fatto anche ieri sera con “Sogna, ragazzo sogna” perché “i sogni sono l’unica cosa che non conoscono umiliazione”, e poi “Luci a San Siro”, “Chiamami ancora amore” (vincitore del 61° Festival di Sanremo nel 2011, arrangiato dalla PFM, e che mette a nudo lo stile inconfondibile di un grande paroliere abile a scrivere testi che intrecciano storia, contemporaneità, arte e letteratura) e “Samarcanda”. Sul palco, Vecchioni ha poco tempo, il finale è tutto della PFM, ma in quella mezz’ora spiega la vita come un gioco d’equilibrio per tenere insieme realtà e sogno senza mai confondere i piani. Ma prima di andar via sceglie di eseguire il brano dedicato a Celia de la Cerna, “la storia della mamma di Che Guevara – spiega il professore – una maestrina elementare che ha un figlio rivoluzionario, ma prima ancora è la mamma di un figlio lontano. Ecco, in questa canzone che amo tanto, ci sono la fragilità, la tenerezza, la speranza e la forza dell’essere donna, madre, lavoratrice, che abbraccia tutte le donne del mondo”.

“Questa canzone non è di parte anche se lo potrebbe essere ma quando ho scelto di cantarla ho pensato che dovesse essere di tutti – continua Vecchioni – E’ una canzone di due esseri umani che stanno sparendo: gli onesti e quelli che meritano. Ecco perché ho scritto questo brano: mettendo da parte la politica, volevo rimanesse a tutti l’umanità di due esseri, una madre e un figlio, legati da un amore appassionato e infinito”.
Tra gli applausi, il paroliere lascia la scena ai suoi amici, l’unica band italiana entrata nella classifica di Billboard, che ha una storia artistica quarantennale alle spalle, un grande successo sia nazionale sia internazionale e, ancora una volta, è riuscita a trascinare il pubblico in quel mondo strumentale puro. La PFM continua a tracciare un’atmosfera intensa ed emozionante con “Romeo e Giulietta”, “Maestro della voce”, “William tell”, “Impressioni di Settembre” sino al tormentone “E’ festa/Se le brescion” dove si impone prepotentemente il talento di una band che incarna l’anima del rock. E sugli ultimi accordi alla chitarra di Franco Mussida si chiude un evento che, ieri sera, ha inaugurato la prima edizione della rassegna musicale “Reggio d’Autore”, voluta dall’assessore comunale alla Cultura Patrizia Nardi e la 29/ma edizione di «Fatti di Musica Radio Juke Box 2015», la rassegna del Miglior Live d’Autore diretta da Ruggero Pegna che, il primo novembre del 1991, inaugurò il Palasport reggino con la prima europea del «Soul Cage Tour» di Sting.







