Gestiva la politica dall’esterno “come se fosse il dirigente di un partito politico”. È quanto scrive il gup distrettuale di Catanzaro, Maria Rosaria Di Girolamo, nella motivazioni della sentenza in abbreviato del processo “Black money” depositata nei giorni scorsi riferendosi al boss Pantaleone Mancuso, in occasione delle elezioni regionali del 2010 e delle elezioni comunali del 2011 nel Vibonese. La sentenza certifica che un sacerdote di Limbadi aveva chiesto “alla moglie del boss Mancuso dei voti per il nipote che si era candidato” in altro Comune del Vibonese. Secondo la sentenza del gup, in ogni caso a Limbadi sarebbe stato “un atto dovuto informare Mancuso anche delle scelte politiche e delle relative decisioni” perché lo stesso Mancuso avrebbe affermato, nei dialoghi captati dalle intercettazioni, che “la ‘ndrangheta è anche politica”.





