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    Fondazione di Natuzza

    ‘Ndrangheta – La mano dei Mancuso sui lavori della Fondazione di Natuzza

    ‘Ndrangheta e religione, un binomio che per i boss della criminalità organizzata calabrese è sacro e le ultime novità, almeno secondo quanto spiegano i giudici, relative alla edificazione della Fondazione di Paravati della mistica Natuzza Evolo ne sono la prova. Nelle pagine delle motivazioni della sentenza in abbreviato del processo “Black money” contro il clan Mancuso, depositate nei giorni scorsi, a sei mesi dal verdetto del 29 luglio 2014, il gup Maria Rosaria Di Girolamo, sottolinea, infatti, che il boss Pantaleone Mancuso 68 anni, detto “Vetrinetta”, avrebbe convocato un imprenditore, senza che questi ne avesse mai fatto richiesta, imponendogli di fornire il calcestruzzo per le opere di Paravati.

    La circostanza dell’intromissione di Mancuso Pantaleone sarebbe “confermata – da quanto emerge dalla sentenza – anche da padre Michele Cordiano, il quale ha riferito di aver ricevuto personalmente l’indicazione del nominativo di Ciccio Naso, soggetto a lui sconosciuto, da Mancuso Pantaleone”.

    “La fornitura – si legge ancora – fu poi effettivamente affidata all’imprenditore Naso nonostante le attività precedenti fossero state svolte da altre ditte. La vicenda dimostra che i Mancuso intervenivano per decidere l’affidamento dei lavori alle imprese senza averne alcun titolo, di fatto ingerendosi nelle attività economiche della zona e controllandole”.