di Angela Panzera – “Emerge un gruppo coeso nel quale tutti i sodali rivestivano precisi compiti operativi nell’ambito di un unico disegno criminoso, quello di convogliare fraudolentemente il consenso elettorale sulla persona di Antonio Rappoccio o del candidato dallo stesso sostenuto nell’ambito delle diverse consultazioni elettorali, in essere o da svolgersi. Si tratta di un’associazione integrante gli estremi della fattispecie tipica di cui all’articolo 416 (associazione per delinquere ndr) la cui operatività non si esauriva al momento dello svolgimento delle consultazioni elettorali”.
A scrivere così è il gup di Reggio Calabria, Massimo Minniti, nelle quasi 90 pagine delle motivazioni della sentenza con cui il 30 settembre del 2014, ha condannato, al termine del processo svoltosi con rito abbreviato, Loredana Tolla e Francesco Verbaro, rispettivamente, a un anno ed otto mesi ed un anno e due mesi di reclusione. Entrambi erano collaboratori dell’ex consigliere regionale di “Insieme per la Calabria” Antonio Rappoccio.
Loredana Tolla è stata condannata per associazione a delinquere, corruzione elettorale e truffa aggravata ed è stata assolta dall’accusa di peculato; Verbaro è stato condannato per associazione a delinquere e corruzione elettorale. Il gup ha anche stabilito un risarcimento di 1.500 euro per le spese processuali alla parte civile Aurelio Chizzoniti – assistito dall’avvocato Carmelo Malara – mentre ha demandato al giudice civile la liquidazione del danno.
Nell’inchiesta, avocata dall’avvocato generale Franco Scuderi e in cui sono state coinvolte altre 17 persone già rinviate a giudizio, Rappoccio è accusato di avere ideato un meccanismo che gli avrebbe consentito di essere eletto alla Regione in occasione delle consultazioni del 2010, grazie anche alla costituzione di società fantasma con cui avrebbe promesso posti di lavoro in cambio del voto. Lavoro che, tra l’altro, secondo l’accusa, per molti è rimasta solo una promessa. Impiato questo sposato integralmente dal gup Minniti.
Le motivazioni
“Gli elementi probatori versati in atti- scrive il gup Minniti- consentono di ritenere provata e quindi fondata, la contestazione di cui al capo g, (associazione per delinquere ndr) essendo emerso un vero e proprio sistema, coordinato e stabile, basato su un’organizzazione strutturata e solida, di fraudolenta captazione del consenso elettorale di centina di persone, cui veniva offerta e prospettata come altamente probabile un’assunzione lavorativa in cambio del sostegno politico elettorale al predetto Antonino Rappoccio, punto di riferimento e dominus delle vicende oggetto del presente procedimento.” Parole durissime quelle del giudice che non esulano dal “giudicare” anche il comportamento dell’ex consigliere regionale imputato però nel troncone ordinario dinnanzi al Tribunale reggino. “ Ora – continua il gup – oltre ai plurimi esposti dell’avvocato Aurelio Chizzoniti, dettagliati e documentati anche con gli esiti di effettuate indagini difensive, il ricorrere degli elementi integranti la contestata associazione per delinquere discende in primis, dalle dichiarazioni dei soggetti informati dei fatti o comunque pervenute alla conoscenza degli inquirenti attraverso la predizione di memoriali e documenti ritualmente acquisiti agli atti del processo. Tali dichiarazioni, unitamente agli altri elementi raccolti, permettono di affermare che, nel caso di specie, la struttura organizzativa realizzata dal Rappoccio, si è rivelata non solo esistente, ma talmente solida da restare operativa per un lasso di tempo più che apprezzabile e cioè per circa un quinquennio, ovvero dal 2007 al 2012 (…) “Deve evidenziarsi, scrive il gup Minniti, che Antonio Rappoccio, sulla base di quanto dichiarato da numerosi soggetti sentiti a sommarie informazioni sin dal 2007 ha promosso, dandone ampia notizia, l’esistenza di progetti da lui curati, intesi a creare nuovi posti di lavoro: progetti che, come è intuibile attiravano decine di disoccupati e/o inoccupati, soprattutto alla luce della conica crisi occupazionale che da sempre attanaglia il territorio di riferimento, crisi divenuta persino più severa, come è notorio, per la non ancora superata crisi economico-finanziaria a livello nazionale ed internazionale. Sulla base di quanto in atti, la struttura organizzativa, ideata e coordinata dal Rappoccio, non a caso impostata sull’originaria segreteria politica e con sede corrispondente a quest’ultima, risultava fondata non solo su un mero progetto di captazione del consenso elettorale, ma si sostanziava nella spregevole strumentalizzazione del bisogno occupazionale di migliaia di giovani elettori, e delle rispettive famiglie, attraverso il consapevole e studiato utilizzo di uomini e mezzi, in vista della messa in piedi di una fittizia “selezione” concorsuale ( così da dare un’acconciata veste di serietà alla cosa), rappresentando possibilità di lavoro solo apparentemente concrete. La concretezze dell’operato dei sodali, coordinati dallo stesso Rappoccio, il quale otteneva il vantaggio immediato e diretto dall’attività criminosa posta in essere, ovvero la captazione del consenso elettorale in modo fraudolente e conseguenti risultati eclatanti, è rappresentata dalla necessità di tutti gli interessati di schermare la loro attività criminosa dietro un bando di concorso indetto il 5 novembre del 2008 dalla cooperativa Alicante, successivamente trasferito alla Sud Energia spa, passando per la cooperativa Iride Solare. Ciò che lascia basiti, va subito detto, è la pervicacia con la quale i sodali, costantemente coordinati dal Rappoccio, hanno contribuito a tenere in piedi una selezione concorsuale protrattasi ad arte per anni (e mai ovviamente concluse), invitando tutti i partecipanti, reiteramene a pazientare e,guarda caso, a sostenere, in occasione delle diverse consultazioni elettorali medio tempore intercorso, il Rappoccio, ovvero i candidati che orbitavano nell’aria politica dello stesso da questi sponsorizzati (come tutta al vicenda relativa a Campolo Elisa dimostra con evidenza) […] La criminosa struttura organizzativa, pertanto, non solo era fondata sul chiaro e presupposto accordo di favorire il Rappoccio nelle singole consultazioni elettorali nelle quali lo stesso si cimentava (direttamente o indirettamente), ma aveva il preordinato obiettivo di consolidare un “serbatoio elettorale” di consenso solido e controllabile dal Rappoccio e i suoi sodali, attraverso la predisposizione di un archivio, in parte rinvenuto e posto sotto sequestro, di schede, nelle quali i candidati alla (psuedo) selezione concorsuale erano chiamati a dichiarare ed indicare ( e ciò già la dice lunga) le proprie generalità e il numero della sezione elettorale nelle cui liste erano iscritti, così da permettere il controllo del voto, il tutto in cambio del conseguimento del promesso e tanto agognato “posto di lavoro” […] Il meccanismo ideato si fondava su un primo versamento di 15 euro attraverso l quale i partecipanti alla selezione si iscrivevano alla cooperativa Alicante, per poi partecipare, attraverso un successivo versamento di venti euro, alla selezione concorsuale indetta nell’ambito dei progetti occupazionali della cooperativa stessa (asseritamente in contatto con una multinazionale rivelatasi inesistente) e, guarda caso, mai portata a compimento con l’approvazione di una graduatoria e l’assunzione degli eventuali vincitori (anzi, dei quattro assunti nel 2011, dicasi quattro, dopo l’esposizione mediatica della vicenda e dei quoi protagonisti, peraltro poi prontamente licenziati perché non v’era nulla da fare e la Sud Energia tanto non era operativa, alcuni non hanno neanche sostenuto alcuna prova, altri le hanno sostenute ma non hanno mai saputo l’esito delle prove o il loro punteggio!”. Non era vero nulla. Non c’era nessun posto di lavoro; era solo un modo per procacciare voti per Rappoccio. Adesso c’è una sentenza di un gup che avalla l’impianto accusatorio della Procura Generale e che entrerà a gamba tesa nel processo ordinario a carico dell’ex consigliere regionale.






