di Giuseppe Baldessarro – Avrà inizio il prossimo giovedì 29 gennaio il maxi processo “New Bridge”, contro una ventina di presunti narcotrafficanti calabresi e i loro presunti complici finiti nella rete della Dda di Catanzaro nel febbraio dello scorso anno. L’udienza preliminare è infatti già stata fissata dall’ufficio Gip che in queste ore sta consegnando agli imputati le relative notifiche.
L’operazione era scattata la notte tra il 10 e l’11 febbraio dello scorso anno quanto la polizia italiana e l’Fbi, su indicazione della Direzione distrettuale reggina, colpirono quello che venne definito il “ponte” eretto tra le due sponde dell’Atlantico dalle cosche della ‘ndrangheta e da Cosa nostra americana. Un sodalizio, quello intrecciato tra le cosche della Calabria ionica degli Ursino e dei Simonetta con la storica famiglia italo-americana dei Gambino, che avrebbe permesso alla criminalità organizzata di mettere in piedi un traffico internazionale di stupefacenti di grandissime proporzioni.
Un piano sintomatico, tra l’altro, di come la ‘ndrangheta calabrese abbia assunto agli occhi della mafia Usa, una credibilità tale da erodere il tradizionale e privilegiato legame con la mafia siciliana. Su quel legame, nel 2008, si concentrò l’operazione “Old Bridge”, con cui la polizia italiana e l’Fbi riuscirono a rompere le alleanze fra le più importanti famiglie mafiose palermitane, collegate al capo di “cosa nostra” Salvatore Lo Piccolo, e soggetti della famiglia Gambino di New York.
Quella della Dda reggina (il provvedimento porta la firma del Procuratore Federico Cafiero de Raho, dell’Aggiunto Nicola Gratteri e del sostituto Paolo Sirleo) è dunque il seguito di quella operazione, con i calabresi nuovi attori protagonisti.
I nomi di maggiore rilievo tra gli arrestati di febbraio, secondo i magistrati erano quelli di Francesco Ursino, ritenuto a capo dell’omonima cosca di Gioiosa Ionica e figlio del boss Antonio (già detenuto), e di Giovanni Morabito, detto “U Scassaporti”, di Africo. La polizia di Stato all’epoca dell’inchiesta fermo anche Carlo Brillante, 51 anni di Montefalcone; Nicola Carrozza, di Marina di Gioiosa Ionica; Daniele Cavoto, 28 anni, Benevento; Domenico Geranio, Locri, 32 anni; Cosimo Ienco, nato a Monroe (Usa) 23 anni; Eugenio Ignelzi, nato a Montreal, Canada, 38 anni; Daniel Lacatus, nato in Romania, 40 anni; Cosimo Marando, di Gioiosa Ionica di 82 anni; Andrea Memmolo, Benevento, 28 anni; Vincenzo Perrelli, di Locri, 43 anni; Carlo Piscioneri, di Marina di Gioiosa Ionica, 45 anni; Nicola Antonio Simonetta, Gioiosa Ionica, 65 anni; Antonio Francesco Tamburello, detto “Nick”, nato a Portanna, Trapani, 45 anni; Mario Ursino, di Gioiosa Ionica, 32 anni; Francesco Vonella, nato a Catanzaro, 27 anni.
Negli Usa, invece, vennero fermate sette persone di nazionalità americana. Sono Charles Centaro, ritenuto il riciclatore legato alla famiglia Gambino. Franco Lupoi, trafficante di droga legato ai Gambino e “aggancio” con la famiglia Ursino in Italia. Charles Fasarakis, funzionario della Alma Bank di News York. Dominique Ali, riciclatore collegato ai Lupoi e alla famiglia Gambino. Alexander Chan, mediatore per gli acquisti di cocaina per conto dei Lupoi e del cartello sudamericano. Raffaele Valente, sodale di Lupoi legato ai Gambino, responsabile della costituzione di un sodalizio mafioso in provincia di Benevento.
L’inchiesta “New Bridge” ha quindi evidenziato la capacità della ‘ndrangheta ionica di muoversi tra Italia, Stati Uniti, Canada, Centro e Sudamerica, in stretto contatto con famiglie mafiose americane e narcos sudamericani. L’attenzione si è concentrata su uno degli arrestati negli Usa, Franco Lupoi, italo-americano e vicino ai Gambino, accusato dalle procure antimafia di Reggio Calabria e di New York di aver seguito e favorito le trattative per l’apertura di un canale di traffico di cocaina fra il Sudamerica e il porto di Gioia Tauro. Canale attraverso cui sarebbero dovuti transitare ingenti traffici di cocaina tra il Sudamerica e la Calabria. Partite per centinaia di chili di cocaina, ridotta allo stato liquido e sciolta in barattoli di cocco e ananas, che sarebbero giunte in Italia su container diretti a Gioia Tauro.
Per il procuratore federale di Brooklyn, Marshall Miller, si trattò di un “colpo al cuore della criminalità organizzata internazionale”, mentre Gratteri parlò dell’inchiesta come di “un’operazione con cui si è riusciti a dimostrare, alcuna una volta, tutta la potenza della ‘ndrangheta a New York, tanto da essere in posizione dominante rispetto a cosa nostra”.
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